Giudici della Corte di Cassazione (foto LaPresse)

Le correnti della magistratura non si combattono con le chiacchiere

Serena Sileoni
Vogliamo togliere alle correntine il potere di veto? La soluzione c'è: sorteggiare il Csm, #adesso. "Il sorteggio è nella natura della democrazia, il suffragio è nella natura dell’aristocrazia": parole quasi blasfeme per gli apologeti della democrazia rappresentativa

Nell’intervento alla riunione del Consiglio superiore della magistratura dell’8 giugno, il Presidente della Repubblica ha richiamato l’opportunità di modificare il sistema elettorale di questo organismo. Ora che anche il capo di Stato, presidente di diritto del CSM, ha fatto cenno all’esigenza di assicurare la piena rappresentatività del Consiglio, il ministro Orlando e il Presidente Renzi avranno una spalla in più su cui appoggiarsi per tentare di modificare un organismo finora refrattario al cambiamento.

 

Per evitare quelli che Mattarella definisce "gli inconvenienti" dell’attuale sistema elettorale non basterà però cambiare questo sistema. Bisognerà partire dall’idea stessa di rappresentatività del CSM, per separarla proprio dal meccanismo elettivo.

 

"Il sorteggio è nella natura della democrazia, il suffragio è nella natura dell’aristocrazia": parole quasi blasfeme per gli apologeti della democrazia rappresentativa, l’unica maniera di governare a cui perdoniamo tutto perché, in fondo, ci sembra che resti la peggiore se si eccettuano tutte le altre.

 

Montesquieu, che quelle parole scrisse nello Spirito delle leggi, aveva invece già presente che le elezioni sono un sistema elitario di selezione, prima ancora che la scienza politica dalla fine del XIX secolo teorizzasse in maniera meno idealistica il rapporto tra eletti e elettori, il meccanismo del consenso, i lati meno nobili della legittimazione elettorale, i quali non sono accidentali, ma si presentano come variabili costanti della democrazia rappresentativa.

 

Il sorteggio è, a ben vedere, un sistema imparziale perché cieco, impermeabile alla propaganda elettorale perché da essa indipendente, equo perché aperto. Gli si imputa un difetto: l’imprevedibilità dell’esito. Non che chi governa per mandato elettorale sia necessariamente adeguato allo scopo e competente, ma del sorteggio non accettiamo l’assoluta incertezza su chi possa ottenere la carica. Una questione forse più psicologica che razionale, un’illusione di poter contare qualcosa e controllare qualcuno.

 

Usato in sistemi misti nella decantata democrazia ateniese, nella Venezia dei dogi e nei comuni medievali, a partire da Firenze, lo abbiamo poi ostracizzato dagli organi di governo, pur continuando a fidarci di esso in casi sporadici ma significativi. In Italia, per sorte  vengono estratti i membri aggiunti della Corte costituzionale per giudicare i reati presidenziali e i giudici popolari della Corte d’Assise e della Corte d’Assise d’Appello (per non parlare delle giurie statunitensi); nel Regno Unito, con sorteggio possono essere presentati progetti di legge di iniziativa parlamentare. Nelle procedure concorsuali o di valutazione, avviene che le commissioni siano scelte con un sistema misto di candidature spontanee e sorteggio.

 

[**Video_box_2**]E’ certo difficile per noi oggi pensare che organi politici possano essere composti da persone a caso, par hasard, direbbero i francesi, dove hasard viene da un piccolo oggetto simbolo del rischio della sorte: il dado.

 

Tuttavia, il Consiglio superiore della magistratura non è un organo politico. Ha una funzione fondamentale e semplice: una sorta di ufficio del personale - si passi la banalizzazione - della magistratura, un’amministrazione che provvede alle assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, promozioni e i provvedimenti disciplinari dei magistrati. Un ufficio composto in prevalenza da magistrati e nato al preciso scopo di evitare che queste funzioni siano svolte dal ministero di Giustizia, con un evidente pericolo per l’indipendenza dall’esecutivo.

 

Se le funzioni sono dunque di alta amministrazione dell’ordine dei giudici, perché non pensare di modificare il sistema di designazione dei componenti del CSM non perfezionando un sistema elettorale tipico di un circuito politico, ma piuttosto introducendo un sistema neutro come quello del sorteggio tra gli appartenenti alla categoria, con frequenti rinnovi?

 

Una riforma difficile, sia per l’ostilità culturale verso il sorteggio che per il fatto di necessitare di una revisione costituzionale, ma funzionale a rendere più verosimile un oggettivo controllo disciplinare sull’operato dei magistrati, evitando o quanto meno tamponando il fenomeno del correntismo. A rendere più possibile, in altri termini, quella responsabilizzazione della magistratura che tanto si va cercando ma che, finché non si metterà mano alla composizione del CSM, si cercherà invano.

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