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Alfano e la mossa del centrino

Il piano strategico del leader Ncd è resistere a un’Opa di Renzi con il 3 per cento, e poi galleggiare. “Con l’Italicum non c’è spazio per un partitino di centro. E infatti non bisogna ricostruire una cosa bianca, un centrino, ma ricostruire un partito antitasse che giochi alla pari con il Pd”, dice Sergio Pizzolante.

14 Aprile 2015 alle 06:24

Alfano e la mossa del centrino

Angelino Alfano (foto LaPresse)

Roma. “Con l’Italicum non c’è spazio per un partitino di centro. E infatti non bisogna ricostruire una cosa bianca, un centrino, ma ricostruire un partito antitasse che giochi alla pari con il Pd”, dice Sergio Pizzolante, che è il vicecapogruppo di Angelino Alfano alla Camera. E insomma nel partito del Nuovo centrodestra, mentre si cerca (ma non si trova) un simbolo comune con l’Udc, mentre queste regionali si avvicinano disegnando strane e non euclidee geometrie (in Lombardia si governa con i leghisti, in Veneto si litiga con i leghisti, in Umbria ci si allea con i leghisti, in Toscana invece con i leghisti mai, in Puglia mai con Forza Italia, ma in Campania è un altro discorso…), mentre i sondaggi inchiodano questa “area popolare” con Casini e Cesa al 3 per cento, mentre accade tutto questo, dicevamo, si avvertono gli echi di un inesausto ribollire in questa piccola galassia oggi necessaria alla maggioranza di Matteo Renzi, ma sempre un po’ a rischio di finire assorbita, come ha detto qualche giorno fa Maria Elena Boschi, contundente e allusiva: “Non siamo noi a cercare i vostri, sono i vostri che vengono a cercare noi”.

 

Il fatto è che il Pd di Renzi ha una tale massa gravitazionale da attrarre ceto politico del più piccolo Ncd, e Alfano, circondato da mugugni d’ogni tipo, per resistere, abile galleggiatore qual è sempre stato, adesso sta cercando d’offrire ai suoi dubbiosi deputati e senatori l’idea che ci sia un orizzonte e una strategia. Insomma che ci sia un futuro già tratteggiato, che tutto sia in qualche modo magicamente sottocontrollo. E così, per tenerli buoni, tanti e malmostosetti come sono, nel giorno in cui licenziava Nunzia De Girolamo dall’incarico di capogruppo, Alfano ha guardato negli occhi i suoi parlamentari e ha cominciato vagamente a parlar loro di una non meglio precisata “cosa bianca”, alludendo a possibili alleanze con Raffaele Fitto (dopo il suo divorzio da Berlusconi), con Flavio Tosi, con Corrado Passera… Nomi e cognomi che tuttavia lui non fa mai, perché preferisce, come si dice a Palermo, “tenersi sulle generali”, fare cioè un surf sulla superficie delle cose, uno stile confermato ieri anche dalla sua vaporosa intervista a Repubblica: “Nuovo polo alle regionali. Saremo noi a sfidare Renzi. Niente alleanze con i forzisti”. Ma “noi” chi? E per fare cosa? Ecco, qui la faccenda si fa evanescente.

 

Con una legge elettorale come l’Italicum the winner takes it all, cioè chi supera il 40 per cento prende tutto, altrimenti si va al ballottaggio e senza alleanze: quale sarebbe la prospettiva di sopravvivenza del centro? “Nessuna o meglio scarsa, per non dire residuale”, dice per esempio, con una certa dose di realismo, Pizzolante, che aggiunge: “Renzi è un fortissimo polo di attrazione. E se non ci fosse il suo partito ma solo lui, cioè se non resistesse l’idea che alle sue spalle ci siano ancora i vecchi giustizialisti e statalisti di un tempo, la sua capacità di disarticolare gli altri partiti sarebbe quasi irresistibile”. E insomma se gli si vuole resistere, dice il vicecapogruppo di Alfano (evidentemente non perfettamente accordato con Alfano), “la soluzione non è il centrino, ma una ripartenza, anche dall’alleanza con Tosi, Passera e Fitto, e con l’area mercatista di Scelta civica, che individui nuovi e aperti meccanismi per la scelta della leadership, e la scrittura di un programma di governo che rilanci l’area liberale e pro mercato, quella che Berlusconi, alleato subalterno di Salvini, sta disertando. Queste alleanze devono essere solo un inizio. Poi deve cambiare tutto”. Ma è questo che vuole Alfano? Improbabile. Anche perché dovrebbe rinunciare a fare il leader (la condizione necessaria e tuttavia ancora non sufficiente nella democrazia moderna è che un partito abbia un capo carismatico). E poi l’impresa pone dei rischi, mentre il progetto di Alfano in realtà è più modesto e in fondo coerente con le sue esperienze e la sua biografia: sta aspettando l’esito delle regionali. Se non scende sotto il 3 per cento può resistere a Renzi, perché è in grado di garantire la rielezione di molti. Nel centrino galleggiante. Qualcuno andrà via nel Pd. Ma pazienza.

 

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