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Fare presto ok, fare male no. Lettera sull’Italicum a Renzi e al ministro Boschi

Mi rivolgo al presidente del Consiglio Matteo Renzi e al ministro per le riforme Istituzionali Maria Elena Boschi. Nei giorni scorsi Italia Unica ha inviato un appello a tutti i senatori e a tutti i deputati affinché si determini una pausa di riflessione nell’iter di approvazione della nuova legge elettorale, il cosiddetto “Italicum”.

 

10 Aprile 2015 alle 12:48

Fare presto ok, fare male no. Lettera sull’Italicum a Renzi e al ministro Boschi

Maria Elena Boschi e Matteo Renzi (foto LaPresse)

Al direttore - Mi rivolgo al presidente del Consiglio Matteo Renzi e al ministro per le riforme Istituzionali Maria Elena Boschi.

 

Nei giorni scorsi Italia Unica ha inviato un appello a tutti i senatori e a tutti i deputati affinché si determini una pausa di riflessione nell’iter di approvazione della nuova legge elettorale, il cosiddetto “Italicum”.

 

Oggi ci rivolgiamo direttamente a voi perché, quand’anche trattasi di competenze prettamente parlamentari, riconosciamo il forte impegno e la diretta responsabilità assunta dal governo in materia elettorale e in tema di riforma costituzionale. Noi siamo convinti della necessità per il Paese di profonde riforme economiche e sociali e dello stesso assetto istituzionale italiano. E condividiamo l’esigenza dal premier e dai ministri più volte manifestata di “far presto”. Vorremmo però anche e, soprattutto, che si desse altrettanta importanza al “fare bene”.

 

Il nostro timore è che le riforme avviate in quest’ultimo anno non abbiano tutte avute lo stesso grado di ponderazione e che – in particolare – in materia elettorale e costituzionale non sempre si sia ricercata quella larga condivisione che è utile ed opportuna (verrebbe da dire obbligatoria) trattandosi di “regole del gioco” da (ri)scrivere insieme. Insistiamo sulla legge elettorale perché, a nostro avviso, quella norma – qualora fosse approvata nel testo licenziato dal Senato – costituirebbe una lesione della democrazia, finendo per umiliare la partecipazione popolare e la rappresentanza politica. In particolare ci preoccupano due scelte strutturali molto pericolose: la prima riguarda il premio fino al 15% alla lista che raggiunga il 40% al primo turno senza che venga previsto alcun tipo di contrappeso (per esempio maggioranze qualificate per la nomina del Presidente della Repubblica).

 

Si tratta di una soluzione che non ha pari in nessun’altra democrazia matura. Il 20 per cento o giù di lì del corpo elettorale – anche meno in caso si debba andare al secondo turno ed essendo impediti successivi apparentamenti – assegnerebbe il bastone del comando a un uomo solo. Sfidiamo a considerarla la soluzione migliore in termini di democrazia e partecipazione. Il tutto disattendendo alcune delle più importanti osservazioni della Corte costituzionale che ha bocciato il Porcellum. La seconda scelta riguarda la sostanziale impossibilità per i cittadini di poter scegliere i propri rappresentanti in Parlamento. Nonostante le nuove regole,  la stragrande maggioranza di deputati e senatori rimarrebbero infatti dei “nominati”: il 100 per cento dei senatori sarebbero eletti in secondo grado, quasi tutti dai consigli regionali, e buona parte dei deputati – grazie a liste bloccate e candidature multiple – risulterebbe scelta dalle segreterie dei partiti.

 

Ci piace qui ricordare, invece, le proposte di Italia Unica per una legge elettorale realmente rispettosa dei voleri e del potere del cittadino: doppio turno di coalizione, meccanismo che incoraggia la partecipazione perché al primo turno tutti si possono presentare autonomamente e al secondo si possono realizzare  apparentamenti trasparenti tra liste omogenee per favorire la governabilità: il contrario di quanto avverrebbe con la nuova legge dove ad essere incoraggiate sarebbero al contrario liste disomogenee - in realtà vere e proprie ammucchiate opache - create con l'unico obbiettivo di spartirsi il premio. Collegi uninominali, per tenere stretto il rapporto tra candidato e territorio: un sistema  che facilita la selezione positiva del personale politico messo in lista dai partiti. Senza dimenticare che con i collegi uninominali liste civiche locali potrebbero più facilmente organizzarsi senza essere schiave delle segreterie dei partiti. Monocameralismo con un numero massimo di 400 parlamentari mantenendo in campo la Conferenza stato-regioni per garantire l'equilibrio con le autonomie. Solo così si darebbe un vero colpo ai costi della politica mentre la proposta attuale rischia di lasciarli sostanzialmente inalterati. Se poi a questa legge elettorale così tenacemente proposta e sostenuta, si aggiunge la riforma del Senato – che affida la rappresentanza per la quasi totalità ad amministratori in carica  localmente che finiranno per essere fortemente condizionati da interessi particolari e territoriali – quel che si profila, è un autentico vulnus al corretto e bilanciato funzionamento delle istituzioni. Siamo disponibili al dialogo ed al confronto. Facciamo proposte coerenti con i valori che vogliamo tutelare, ma certamente ci sono anche altre modalità tecniche considerabili. L'importante è che non si prenda una strada che rischia di essere senza ritorno.

 

Per tutti questi motivi, vi rivolgiamo un accorato appello: apritevi veramente all’ascolto! Le pur lunghe discussioni in una sede di partito non possono esaurire le ragioni della dialettica democratica. La democrazia, nella sua accezione più alta e nobile, non può che avere l'obiettivo di tutelare le minoranze di oggi che potrebbero diventare maggioranze domani e viceversa: si tratta del meccanismo fondamentale dell'alternanza al governo del Paese per un salutare controllo sull'operato dell'esecutivo. Controllo che un corretto bipolarismo salvaguarda nella giusta misura e che invece con le nuove norme verrebbe depotenziato se non addirittura impedito. Le regole elettorali e la riforma della Carta richiedono interventi su equilibri delicatissimi. E’ indispensabile e necessario innovare, e noi siamo tra le forze politiche che più spingono in questa direzione, avendo però sempre chiara la bussola della tutela di principi irrinunciabili. La garanzia di effettiva alternanza e contendibilità del potere è al primo posto. Anche per questo, definire necessariamente chi manifesta dubbi e perplessità un “gufo o un frenatore” risulta esercizio fuorviante. Per tutte queste ragioni, nella veste di presidente di Italia Unica, chiedo a Lei in qualità di presidente del Consiglio e al ministro delle Riforme un incontro urgente per poter consegnare il nostro appello e illustrare le nostre preoccupazioni.

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