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Le morti russe che neanche gli amici di Putin possono smentire

Adriano Sofri

Il Center for Strategic and International Studies ha calcolato che le perdite russe sono state il doppio di quelle ucraine: i soldati russi morti dal febbraio del 2022 sono stati 325 mila. 1,2 milioni fra morti, feriti o “dispersi”. Nel solo 2025 i russi avrebbero perso quasi 35 mila soldati al mese

Nella colonna dei titoli di un quotidiano online ucraino ieri si leggevano in successione, casuale, queste due notizie: “La Russia attacca l’Ucraina con missili balistici e 146 droni nella notte, 22 località colpite”, e “Trump appende nella Casa Bianca la fotografia sua con Putin”. C’è del metodo.

 

I titolari russi giocano con la carta geografica. La notte di martedì uno di loro, il capo o un sottocapo qualunque, aveva messo il dito su Odessa. Più di 50 droni, condominii sventrati, “almeno” tre morti, si scava ancora, decine di feriti, nel centro della città. I bersagli, ammesso che ce ne siano oltre il mucchio umano, sono quelli che si chiamano pomposamente “infrastrutture”, e sono diventate le cabine elettriche di vicinato, che distribuiscono l’energia a una porzione di quartiere. La notte di mercoledì il dito ha ballato qua e là, da Kyiv a Kryvy Rih, Dnipro, Zaporizhzhia, ancora il porto di Odessa, un ospedale di Kherson, e si è fermato meglio su un treno di passeggeri per Kharkiv, ne ha uccisi “almeno” 5.

 

Intanto, il Center for Strategic and International Studies, in un rapporto aggiornato ripreso dal New York Times, calcola che il totale delle perdite – uccisi o feriti – tra i militari in Ucraina ammonti a circa 1,8 milioni, e che, all’andamento attuale, toccherà i 2 milioni entro la primavera. Le perdite russe sono il doppio di quelle ucraine: i soldati russi morti dal febbraio del 2022 sono 325 mila. 1,2 milioni fra morti, feriti o “dispersi”. I militari ucraini morti dall’inizio della guerra sono calcolati fra 100 e 140 mila. Nel solo 2025 i russi avrebbero perso quasi 35 mila soldati al mese. Un numero di morti incomparabilmente superiore a quello di qualunque altro conflitto dopo la Seconda Guerra: 17 volte di più che in Afghanistan negli anni Settanta, e 11 volte di più che nelle due guerre cecene. Le truppe russe o alleate (15 mila nordcoreani, che hanno avuto a loro volta “almeno” centinaia di morti...) sono tre volte più numerose di quelle ucraine.

 

Un simile bilancio può essere ignorato o sbeffeggiato dai più fanatici o più corrotti amici del regime russo di Putin e nemici dell’Ucraina. E gli altri? Gli altri hanno sostenuto che la resistenza ucraina fosse destinata a priori alla sconfitta, e che la resa fosse la scelta più realistica, ragionevole, o addirittura la più morale. Dopo quattro anni – fra meno di un mese – l’esercito russo controlla il 20 per cento del territorio già ucraino; compresa la Crimea, occupata nel 2014. (Viene da ridere o da piangere a leggere, come ogni giorno da 18 mesi, che “si combatte a Pokrovsk”). Gli ucraini hanno combattuto per difendere la propria terra e la propria libertà; non avrebbero potuto metter fine alla guerra se non al costo di perdere terra e libertà. I russi hanno combattuto su una terra d’altri – che siano stati gli invasori non sanno negarlo nemmeno i loro più sfrenati corifei – e avrebbero potuto, potrebbero, metter fine alla guerra in qualunque momento, semplicemente e unilateralmente decidendolo, anche tenendosi il bottino.

 

A lungo i loro fautori da noi (“in occidente”, stavo per scrivere, ma intanto l’occidente, come dice il nome, è tramontato) hanno sostenuto che fossero Zelensky e l’Ucraina a volere la prosecuzione della guerra: pretesa definitivamente ridicolizzata. Hanno anche deplorato, con uno slancio umanitario, lo sbaraglio cui Zelensky e i suoi mandavano la loro gente, al fronte e nelle case, e il sacrificio cui la condannavano in nome della loro esaltazione nazionalista – o “nazista”... La Russia di Putin ha mandato allo sbaraglio e al sacrificio un numero doppio di suoi cittadini, e continua a farlo al costo di “35 mila soldati al mese”. Chi non se ne accorge, può vantare la sua passione per Putin e il suo regime, ma non ama i russi in carne e ossa, né un’idea decente della Russia.

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