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Srebrenica, 23 anni dopo

Adriano Sofri

L’anniversario del genocidio e, tra pochi giorni, quello della ricostruzione del ponte di Mostar

Oggi è l’anniversario, il ventitreesimo, del genocidio di Srebrenica. Di nuovo i famigliari e i pellegrini si radunano al cimitero di Potocari. Altri resti identificati solo quest’anno grazie al dna vengono inumati: 35, adulti e ragazzi, che si affiancheranno alle tombe di altri 6.575 già riconosciuti e sepolti. Poi famigliari e pellegrini lasceranno ancora il paese, che la diplomazia internazionale assegnò alla Republika Srbska, la Bosnia serba i cui fautori perpetrarono l’eccidio: perché l’infamia completasse l’infamia. Anche Mostar celebrerà un suo anniversario, quello della ricostruzione dello Stari Most, il Ponte Vecchio, il prossimo 23 luglio. Quel giorno il Centro per la Pace e la Cooperazione Multietnica, diretto da Safet Oručević, assegnerà il suo premio, fondato nel 2004 e intitolato “Mostar non dimentica gli amici”, alla memoria di Antonio, “Nino”, Cassese. Cassese, studioso di diritto internazionale e sostenitore dei diritti umani, è stato il primo presidente della Corte Penale Internazionale e poi del Tribunale Speciale per il Libano, che lasciò nell’ottobre 2011 per la malattia di cui sarebbe morto alcuni giorni dopo. I giudici di Mostar vogliono ricordare che Cassese non è stato solo un magistrato, docente e studioso ma, quel che più conta, un grande umanista e una gran persona, e che a testimoniarlo sono le vittime stesse che lo conobbero nell’attività della Corte.

   

Il ponte ottomano sulla Neretva fu abbattuto a cannonate nel 1993 dai croato-erzegovesi al comando di Slobodan Praljak, clamorosamente suicida nel novembre scorso davanti alla corte dell’Aja. Il ponte è stato ricostruito con fondi internazionali in nove anni di lavoro, recuperando o ricostruendo i 1088 blocchi di pietra scalpellati a mano di cui era stato fatto cinquecento anni prima. Oggi è gremito di turisti e circondato da bancarelle come tutti i poveri magnifici ponti vecchi di tutto il mondo – quelli che non vengono tuttora bombardati. Magari verrà dedicato a Nino Cassese, nell’occasione del suo riconoscimento da parte del Centro per la pace di Mostar, il volo di un tuffatore nella verdissima Neretva. Il destino di un ponte così ardito, un arco in cielo, è di suscitare due desideri opposti e irresistibili: quello di odiarlo e colpirlo fino a distruggerlo, e quello di tuffarsi ad angelo dal suo pilastro, per una mancia, o per amore della bellezza.

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