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A che punto siamo con la democrazia in Italia

Non scherzo, benché non possa crederci, quando immagino Mattarella dimissionario

9 Maggio 2018 alle 06:15

A che punto siamo con la democrazia in Italia

Foto LaPresse

C’è quella formula di Pannella sulla Lega, 2004 addirittura: “Quelle che erano sgangherate sacche di nazismo di suburra, stanno diventando componenti, marginali (per ora) ma consistenti, della maggioranza di centrodestra, di governo, dei mass media nazionali”. D’altra parte si legge ora: “Traditori del popolo” (Di Maio). “Traditori della patria” (Di Battista). “Il Pd la pagheranno” (Di Maio). “Bivaccare è ignobile!” (Di Battista). “Se la democrazia rappresentativa fallisce… allora dovremo inventarci qualche altra cosa” (Di Maio). E’ curioso come la denuncia della democrazia rappresentativa, che in effetti è in grande affanno, vada raccogliendo l’adesione congiunta di chi ha perso milioni di voti e li rinfaccia al primitivismo degli elettori e di chi ne ha lucrati milioni e se ne sente defraudato dalle procedure democratiche.

Si fronteggiano fautori della democrazia inficiata dalle elezioni e delle elezioni pregiudicate dalla democrazia. Il governo neutrale sostenuto dal solo Pd e le elezioni balneari sostenute dai partiti grossi e gonfi. Non scherzo, benché non possa crederci, quando immagino Mattarella dimissionario. Magari con un messaggio al Parlamento (e alla nuora, gli italiani) che spieghi a che punto siamo con la democrazia in Italia. Quanto ai chierici, forse non ci sono più, forse hanno già tradito se stessi senza ritorno.

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Commenti all'articolo

  • tonio dicembre

    09 Maggio 2018 - 09:09

    Pannella, però, denunciava la partitocrazia. Se oggi siamo dove siamo è perché da allora i partiti hanno perso tante occasioni per riscattarsi: in qualche caso hanno addirittura fatto il pieno di voti ma con il serbatoio bucato. La gente si è stancata di criticarli inutilmente e li ha superati. Ora è la democrazia rappresentativa ad essere guardata con sospetto, perché pare non sappia prendersi l’onere di risolvere le cose, e sembra proprio un cane che si morde la coda.

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