L'idea

No, di Spontini non c'è solo la pizza: Milano celebra il grande musicista

Alberto Mattioli

Invece che a Gaspare, celebre compositore, tutti pensano alla pizza al taglio dell'omonimo locale in zona Buenos Aires. Da qui l'idea geniale di sommare Spontini a Spontini. Anche se non è ben chiaro chi celebra chi

C’è Spontini (inteso come Gaspare, musicista) che va da Spontini (intesa come la celebre pizzeria milanese) in via Spontini (intesa come la via, zona Buenos Aires): Spontini uno e trino, marketing al cubo, e finalmente un po’ di divulgazione spiritosa e non pomposa della musica “colta”. Benché se ne siano accorti in pochi, e naturalmente non i teatroni, quest’anno si celebrano i 250 anni della nascita di Gaspare Spontini (1774-1851) che, partendo da Maiolati, minuscolo borgo marchigiano vicino a Jesi, diventò uno dei più importanti operisti del primo Ottocento, prima a Parigi e poi a Berlino, salvo tornare vecchio e ricco a Maiolati, dove usciva di casa soltanto vestito da membro dell’Institut de France con feluca e spadino e dove morì lasciando il patrimonio alle opere pie che tuttora portano il suo nome, come del resto l’intero paesello diventato Maiolati Spontini.

 

Ammirato da Wagner, idolatrato da Berlioz, la sua “Vestale”, 1807, fu un trionfo europeo e rimane un caposaldo del teatro musicale francese e il modello dell’opera “napoleonica”, anche se per la verità Napoleone, da buon italiano, detestava i cantanti francesi accusandoli giustamente di strillare e si sdilinquiva quando il suo castrato prediletto, Girolamo Crescentini, cantava l’aria “Ombra adorata aspetta” dal “Giulietta e Romeo” di Zingarelli (poi a Napoli maestro di Bellini, cui vietava di studiare le partiture del “corruttore” Rossini: davvero “tout se tient”, come avrebbe detto l’Empereur con il suo spaventoso accento corso). Nel colpevole silenzio di Scala, Fenice, San Carlo & Cco., di celebrare Spontini si sono incaricate solo la Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi e il Comune di Maiolati, che fanno quello che possono.

  

C’è già stato un doppio concerto di Riccardo Muti, spontinofilo di lunga data e provata fede, e in autunno verrà allestita una nuova “Vestale” poi peripatetica anche fra Ravenna, Piacenza e Pisa. Però a Milano dici Spontini e tutti pensano subito alla pizza al taglio, sfornata dal 1953, quando ancora era un cibo etnico e quasi esotico, dall’omonima pizzeria che si chiama così perché, appunto, fu aperta in via Spontini. Oggi Spontini è una holding con trentatré ristoranti in Italia, Qatar, Corea e Giappone, che serve cinque milioni di tranci all’anno. È nata così l’idea (geniale) di sommare Spontini a Spontini, anche se non è ben chiaro se è la pizza che celebra il compositore o viceversa. Sta di fatto che da Spontini si ascolterà Spontini, citiamo dal comunicato nell’italgliese che è la lingua ufficiale di Milano, “per un nuovo percorso creativo e divulgativo di “agit prop” culturale, con perfomance, secret gigs e tante sorprese di strada e non solo”. Il programma completo sarà comunicato prossimamente, ma già si sa che mercoledì prossimo, dalle 18.30, in pizzeria ci sarà l’attrice e cantante Isabella Carloni nei panni di Josephine Beauharnais, la prima moglie di Napoleone, protettrice di Spontini che era anche un perfetto cortigiano e bell’uomo, con una monumentale capigliatura che in ogni ritratto è sempre più folta e sempre più ondulata, chissà che sedute dal coiffeur.

  

E, va detto a suo onore, Spontini a Giuseppina restò amico e riconoscente anche dopo il ripudio. La Creola offrirà agli astanti la merenda e un po’ di musica: quella vera era un’arpista entusiasta ma modesta, che suonava soprattutto per far ammirare le sue bellissime braccia (anche se il Napo, com’è noto, ne apprezzava soprattutto il lato B, “le plus joli cul qui fût”). Quanto ai maligni, sosterranno magari che è una pizza anche la musica di Spontini, sempre grandiosa, nobile ed eloquente ma talvolta, qui lo dico e qui lo nego, un po’ noiosetta.

 

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