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Alitalia e Missoni. Così decolla l'orgoglio nazionale

La casa di moda resta italiana. E la compagnia di bandiera si fa le nuove divise. Due motivi di soddisfazione in mezzo a tanti dolori

15 Giugno 2018 alle 21:19

Alitalia e Missoni. Così decolla l'orgoglio nazionale

Le nuove divise Alitalia disegnate da Alberta Ferretti (foto LaPresse)

Il Fondo Strategico Italiano entra con 70 milioni nel capitale di Missoni, che senza un apporto di energie finanziarie fresche rischiava di doversi rivolgere all’estero per potersi sviluppare come merita, mentre i commissari straordinari di Alitalia incassano un bel 6.4 per cento di crescita passeggeri a marzo e riportano il sorriso sulla labbra delle hostess, mortificate da due anni di completini in lanetta e tamburelli verde e bordeaux della gestione femmino-punitiva di Etihad, con una collezione di rigorosa eleganza firmata Alberta Ferretti che, nella complessa logica di cambi-merce e do ut des messa in atto per evitare una spesa superiore a quella di un normale cambio divise per usura (e la prevedibile cagnara pubblica: dopotutto Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari stanno portando risultati e sono arrivati in Alitalia con il precedente governo, ce n’è abbastanza per scatenare la rissa), incassa anche l’opportunità di realizzare una capsule collection di t shirt e tute agender con il logo della compagnia italiana che le “piace tanto” (e a ragione: prima che l’ex ceo James Hogan cercasse di rimetterci mano riportandola indietro agli Anni Cinquanta dell’azzurro polvere, era stata rivisitata da Saatchi&Saatchi che non difetta certo di buon gusto).

 

Insomma, da Milano due motivi di soddisfazione e di orgoglio nazionale in mezzo a tanti dolori che arrivano da Roma. E dire che la giornata di venerdì 15 giugno era iniziata nella forma ansiogena di una convocazione per le 12 al Four Seasons di Milano, in vista di “importanti annunci da parte di Missoni”. Abituati ormai da un decennio alla vendita di un pezzo dopo l’altro delle nostri migliori griffe, eravamo pronti al peggio. Quando abbiamo visto l’amministratore delegato di FSI, Maurizio Tamagnini, seduto accanto ad Angela Missoni, abbiamo tirato un sospiro di sollievo, preparandoci per una volta al meglio. Nella fattispecie nel capitale di Missoni, ormai giunta alla quarta generazione, entra grazie a un aumento di capitale il braccio finanziariamente armato di Cassa Depositi e Prestiti per il made in Italy (presente anche Vittorio Grilli in fondo alla sala, molto soddisfatto): la famiglia di Sumirago, già pochissimo indebitata, non dovrà dunque sborsare un euro e continuerà a detenere la maggioranza del capitale, mentre potrà finalmente espandersi in paesi come la Cina, dove realizza meno di dieci milioni di euro di fatturato sui 150 dell’ultimo bilancio consolidato. Felice anche Michele Norsa, consigliere industriale del Fondo, che dopo aver portato in borsa Valentino e Ferragamo in dieci anni non si dispiacerebbe di vedere Missoni a piazza Affari nei prossimi cinque, “pur con tempi e modi che Brunello Cucinelli definirebbe garbati”: nel brand fondato nel 1953 rivestirà il ruolo di vicepresidente accanto ad Angela Missoni, che conserva il ruolo di direttore creativo, oltre a quello di presidente, e alla fondatrice, la matriarca Rosita, sempre bella e severo-chic, presidente onorario.

 

Norsa e i Missoni dicono di voler lavorare a un ampliamento della gamma prodotto, a partire dagli accessori e lo streetwear, e allo sviluppo online, che sono anche le linee guida di Alberta Ferretti. Anche per lei evento double-bill nella storica sede di via Donizetti dove venne fondata Mediobanca (è incredibile come tutto, a Milano, ruoti attorno a due nomi e una manciata di manager, tipo Gubitosi e Tamagnini che hanno pure lavorato insieme): la grintosa “limited edition” di Alberta Ferretti, che guarda al mondo Seventies di Ali McGraw, peace&love&sioux, e la nuova linea di divise per Alitalia. Vi ha lavorato “dopo averci pensato a lungo” in collaborazione con lo stesso personale Alitalia, esercitandosi per la prima volta anche su giacche maschili. Nel salone ovale del primo piano, con il tailleur e il grembiulino di servizio stampato a piccoli logo di cui la stilista va molto orgogliosa, hanno sfilato le stesse hostess. Non si sono ancora riprese dalla gioia di poter riavere calze color naturale e la testa scoperta. Dovranno solo aspettare fino a fine luglio.

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Commenti all'articolo

  • robyv73

    16 Giugno 2018 - 00:12

    Mi fa piacere che Missoni rimanga Italiana ma non credo che ci sia da gioire per l'ennesima spesa inutile di Alitalia che nonostante l'aumento dei passeggeri rimane una azienda decotta. Suggerisco di cercare su Google questa frase: "linkiesta.it divise Alitalia" scoprirete fra le altre notizie che questo cambio di divisa, avvenuto solo 18 mesi dopo l'ultimo rinnovamento, costerà ad Alitalia 6,5 Milioni di Euro e costerà a chi ha prodotto le divise precedenti più di due milioni di Euro in divise che erano contrattualmente obbligati ad avere in pronta consegna fra Milano e Roma e che ora andranno al macero probabilmente senza essere pagate dal committente.

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