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Come fare bella figura in salotto senza necessariamente sapere quel che si dice

I millennial

Sono impazienti, non si capisce che lavoro facciano, sono i profeti della precarietà, vivono più nella realtà digitale che in quella reale e stanno sull’anima a quelli che non sanno usare i social. Ecco perché bisogna avere qualcosa da dirne

20 Luglio 2018 alle 06:00

I millennial

Foto Jeff Djevdet via Flickr

• Odiarli. Non fosse altro perché sono così giovani.

 

• A volte identificarli in quelli nati tra i primi anni Ottanta e il 2000, altre volte in quelli nati dopo il 2000. Sospettare che nessuno sappia esattamente chi siano. In ogni caso usare il termine fa molto sagace osservatore della contemporaneità.

 

• Secondo il contesto sono chiamati anche Generation Y, Millennial Generation, Generation Next, MTV Generation o Net Generation. Deplorare l’inflazione dei significanti.

 

• I baby boomers erano più simpatici. Convenirne.

 

• Nulla a che vedere con il Millennium Bug.

 

• Dare la colpa ai loro genitori che hanno cresciuto una generazione di debosciati. Arabescare sull’argomento.

 

• Covare un sordo rancore nei confronti della loro disinvoltura con la tecnologia. Chiosare che il computer è un’invenzione straordinaria ma che la differenza la fa il fattore umano, non un chip ultraveloce. Autoconvincersene.

 

• Sanno tutto di web, app e software ma non hanno mai letto una ceppa e non conoscono la differenza tra Don Chisciotte e Don Diego De la Vega. Dirlo lasciando trasparire un certo risentimento generazionale.

 

• Sono talmente abituati a intrattenere amicizie superficiali attraverso i social network che sono negati per i rapporti umani de visu. Non temere di esagerare.

 

• Ci si dimostra sinceri democratici di mentalità aperta facendo commenti positivi sui ventenni di oggi, tipo: però sono molto carini, e poi vivono in un orizzonte davvero mondiale, mica se ne stanno nel loro brodo provinciale.

 

• Stigmatizzare i lavori del cavolo che fanno, come lo sceneggiatore di film inesistenti, lo startupper di app farlocche, il web master di siti improbabili. Lamentare che nessuno faccia dei lavori normali come l’avvocato, il medico, l’elettricista ecc.

 

• L’unica cosa stabile della loro vita è la precarietà. Convenirne. Compatirli.

 

• Accusarli di riempirsi la vita di cazzate e di vendere della gran fuffa internet. Rosicare.

 

• Accusarli di essere degli eterni Peter Pan che non se ne vanno mai di casa.

 

• D’altra parte non è che ci si potesse aspettare granché da una generazione che come evento centrale della vita ha avuto la grande crisi del 2008. Dirlo con aria dolente e consapevole.

 

• Serbare loro rancore perché si è finalmente capito il funzionamento di Facebook e loro ormai usano solo Instagram.

 

• Da mandare a memoria per risplendere in società: lost generation (diventati maggiorenni durante la Prima Guerra Mondiale); baby boomers (nati tra il 1945 e il 1964); Generazione X, (nati tra il 1960 e il 1980); Generazione Y (nati tra i primi anni Ottanta e il 2000); Generazione Z (nati dopo il 2000).

 

• Non si staccano dai cellulari neanche per un minuto. Allora era meglio la droga. Convenirne.

 

• Dire in tono vagamente paternalista che nella vita reale non tutto si può ottenere con un paio di click. Esaltare la pazienza. Lagnarsi che non riescano a convincersene.

 

• Avere su Facebook mille amici. Approssimazione per difetto dell’essere felici. (Anonimo del XXI secolo)

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