Come fare bella figura senza necessariamente sapere quel che si dice

1968-2018

Cinquant’anni si è quasi fatta la rivoluzione. In ogni caso si è cambiato il mondo. Ancora da capire quanto. E se non lo avete ancora capito non saremo certo noi a suggerirvi dei pensieri originali in merito

13 Aprile 2018 alle 09:58

1968-2018

1968-2018

 

• Stroncare/esaltare in toto quel momento storico di cinquant’anni fa. Nel farlo evitare espressioni dalla trasparenza semantica ambigua come: “Fare di tutte le erbe un fascio”.

 

• Rimpiangere lo spirito irriverente dell’epoca suggerisce che siate rimasti i ragazzi terribili di allora.

 

• Immalincornirsi sulla fine dei sogni di una generazione, stroncata dalle P 38 e/o dai consigli di amministrazione dei giornali.

 

• Raccontare ai propri figli diciottenni le gesta universitarie di quando si aveva la loro età riuscendo a non sentirsi dei reduci di Vittorio Veneto è finissima voluttà da coltivare con amore.

 

• Non rinnegare nemmeno il più piccolo pensiero espresso ai tempi, per quanto insensato fosse, tuttavia manifestare un atteggiamento fortemente critico nei confronti del dilagante conformismo culturale dell’epoca.

 

• Da noi il ’68 è arrivato nel’69. Convenirne.

 

• Detestare tutte le celebrazioni del ’68. Anche questa.

 

• Ricordare con malcelato orgoglio le manganellate prese in manifestazione. Gareggiare con i coetanei a chi ne ha prese di più.

 

• Non avere mai scordato una ragazza che si è tentato di baciare durante il primo anno di università che per esimersi dall’incombenza vi aveva detto che innamorarsi era un atto di conservatorismo borghese. Dolersene.

 

• Avere militato in varie organizzazioni della sinistra extraparlamentare, ma non ricordare più quali. Rammaricarsene.

 

• Ricordare che al liceo c’era una fantomatica Lega per la Quinta Internazionale e che si ironizzava sul suo nome perché si diceva che in tutt’Italia fossero in totale solo cinque i membri effettivi.

 

• Gareggiare con ex compagni di università per decidere quale fosse il gruppuscolo più incazzato. In omaggio alla pluralità della sinistra, ciascuno è autorizzato a credere di essere stato il più comunista di tutti.

 

• Rievocare con gli occhi lucidi le notti di occupazione dell’università in cui nacquero numerose storie d’amore. Finite quasi tutte male.

 

• “Siate realisti, chiedete l’impossibile.”, “L’immaginazione al potere.”, “Vietato vietare”, “Sotto i sampietrini c’è la spiaggia”. Però bisogna ammettere che sul piano della comunicazione i francesi non si battevano.

 

• Citare i situazionisti. Non avere mai capito bene che cosa fossero esattamente.

 

• Commuoversi ancora al solo udire la prima strofa di “Contessa”, ma solo quella della versione originale. Dissentire dalla cover dei Modena City Ramblers.

 

• Ricordare con un misto di tenerezza e rammarico che quelli intorno al ’77 sono stati anni di scarsissima coscienza politica, in cui si sperava che alla mattina ci fosse picchetto per saltare il compito in classe di matematica.

 

• Negli anni Settanta avere indossato i Ray-Ban a goccia, i pantaloni a zampa d’elefante e le scarpe puntutissime per provare il brivido di vestirsi da fascisti per dieci minuti. Deprecare.

 

• Essere giovane e non essere rivoluzionario è una contraddizione perfino biologica. (Salvador Allende)

 

• Per tutti gli anni Settanta e Ottanta avere trovato gli Intillimani di una noia insostenibile. Non avere ancora pienamente superato il senso di colpa.

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Commenti all'articolo

  • travis_bickle

    16 Aprile 2018 - 11:11

    Manca il Pasolini su Valle Giulia!!!

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