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Banche di crisi e di scialo

Stanno per sprofondare ma distribuiscono prebende da capogiro. Dalla razza padrona alla razza predona. Cuccia, il "padrone dei padroni", non ha lasciato ai propri figli che il nome, l'istruzione e il principio di autorità

12 Dicembre 2016 alle 10:59

Banche di crisi e di scialo

La sede di Mps (foto LaPresse)

Nell’èra Cuccia ci si dava del lei. Era segno di professionalità, non di freddezza nei rapporti. Ci si vestiva in modo formale, preferibilmente in abito scuro. Non si usava il titolo di studio, ma ci si chiamava signori. Era l’uso delle grandi banche milanesi (Comit e Credit). Serviva tra l’altro a non discriminare le persone se non per il merito. I biglietti da visita portavano solo il nome e il cognome, omettendo titolo e carica”. Lo ricorda Fulvio Coltorti nella...

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Stefano Cingolani

Nato nel bel mezzo del secolo scorso a Recanati, è tornato alla luce in seguito a recenti scavi. Dopo tanto girovagare per giornali (L’Unità, Il Mondo, Corriere della sera, Il Riformista) e città (Milano, New York, Parigi), in cerca di stimoli e affetti, ha trovato al Foglio il rifugio agognato. Ha scritto “Le grandi famiglie del capitalismo italiano” e “Guerre di mercato”. Sopraffatto dalla colpa per non essere riuscito ad assicurare un futuro certo alla figlia maggiore e per non fare i compiti con quella minore, passa il tempo tra l’impero romano-cristiano e la terza globalizzazione (prima o poi riuscirà a spiegare entrambi?). Va al mare sul Baltico, ma vorrebbe essere sul Patna con Lord Jim o a Long Island con Jay Gatsby.

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Commenti all'articolo

  • riflessivo

    12 Dicembre 2016 - 19:07

    Riflessivo L’articolo è un esempio di come la professionalità stia assolutamente in secondo piano rispetto alla capacità di creare una rete di rapporti, una fitta ragnatela di connivenze su cui prosperare alla grande. La logica deduzione è che la professionalità e il corretto agire sono considerati un valore per chi occupa i gradini non troppo alti della scala sociale, una medaglietta atta a far sentire il sottomesso o lo sfigato importante. Questa pervicace e micidiale mentalità, fondata sul possesso di grandi quantità di denaro e sulla capacità di procurarselo mediante la rete di relazioni, diventa fattore ontologico costitutivo della società, diventa cultura che agisce sottotraccia e nel profondo,divide gli esseri umani in ingenui e poveri diavoli e in furbi, potenti che si basano sulla ragnatela dei rapporti convergenti.

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