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Lacrime liberali

“Hai smesso di piangere per Hillary?” è una domanda stupida: è in corso il funerale di una sinistra variamente di successo per vent’anni. Da dove si riparte? Da un fazzoletto

Paola Peduzzi

Email:

peduzzi@ilfoglio.it

21 Novembre 2016 alle 10:11

Hillary Clinton

“Ho pensato di non uscire mai più di casa”: Hillary Clinton, con il viso tirato, mercoledì scorso a Washington (foto LaPresse)

Allora, hai smesso di piangere per Hillary? La questione ricorre in ogni conversazione, in ogni chat, in ogni scambio di email, ma è una domanda francamente stupida. Il groppo alla gola è sceso, certo: basta non guardare mai più foto del Javits Center di New York pronto, la sera dell’8 novembre, per la festa più simbolica del secolo e poi abbandonato in silenzio con i palloncini e le cartacce per terra; basta non inciampare nel video in cui Hillary, vestita...

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Paola Peduzzi

Paola Peduzzi

Scrive di politica estera, in particolare di politica inglese, francese e americana. Tiene sul Foglio una rubrica, Cosmopolitics, che è un esperimento: raccontare la geopolitica come se fosse una storia d'amore - corteggiamenti e separazioni, confessioni e segreti, guerra e pace. Sposata, ha due figli, Anita e Ferrante.

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Commenti all'articolo

  • e.cortuso

    23 Novembre 2016 - 14:02

    Quello di Hillary e compagnia e' un "liberalismo" alquanto autoritario, non lo citerei mai senza virgolette.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    21 Novembre 2016 - 21:09

    La nemesi implacabile: la Sinistra, per come ha voluto farsi intendere, per come l’hanno impostata, pensata, concettualizzata i suoi autori e testi sacri “is unfit to govern”. Sembra nessuno voglia ammetterlo, pur sapendolo, che il suo fine ultimo era metafisico: cambiare la natura originaria dell’uomo. S’è vestita con gli abiti più variopinti, ha parlato, sedotto, ingannato, illuso e arruolato decine e decine di milioni di brave persone per quel fine. Ma non è valso a nulla: l’uomo per sopravvivere non può annullare se stesso. Non può abbandonare le sue pulsioni innate, i suoi egoismi nativi, le sue infamie e le sue virtù e le disuguaglianze che gli hanno permesso di passare dalle caverne ai trapianti d’organo. Non può fare a meno di essere quello che è: un mix terribile e splendido di bene e di male. In quell'humus si possono seminare tanti diversi semi: attecchiranno solo quelli che non pretendono di stravolgerlo. Non lo dico io: lo raccontano diecimila anni di Storia.

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