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Fatti, commenti, appuntamenti del giorno presi dal taccuino di Mario Sechi

Tsipras prova a rimettere insieme i cocci della Grecia

Il premier greco ottiene il via libera del Parlamento alle riforme imposte dai creditori. In Asia intanto i cinesi si indebitano sempre di più. Italia: in agenda il voto, l'ennesimo, sui giudici costituzionali. Fatti, commenti, appuntamenti del giorno presi dal taccuino di Mario Sechi

16 Luglio 2015 alle 09:41

Tsipras prova a rimettere insieme i cocci della Grecia

Il premier greco Alexis Tsipras durante il dibattito di ieri sera al Parlamento di Atene (foto LaPresse)

Beata Maria Vergine del Monte Carmelo.

 

Titoli. Tsipranti italiani unitevi. Dalle pianure ai colli, dai fiumi ai mari, dal Parlamento alle redazioni dei giornaloni, destatevi, Alexis c’è. Il voto di ieri notte è stato un colpo di siluro su tutta la retorica tsiprante, ma vuoi mettere, ce l’ha fatta. Primo caffè, Corriere della Sera, giornale della borghesia, dicono: “L’ultima battaglia di Tsipras”. A via Solferino sono in fase mitologica. E anche un po’ kafkiana, visto che ora assistiamo a “La metamorfosi di Alexis”. Colleghi, è sempre lui, solo che ha perso e deve salvare quel che resta della Grecia dopo la sua mirabile cura agli estrogeni fallimentari. Editoriale di Aldo Cazzullakis, sintesi: sì è colpa dei greci, dei populisti, ma anche della Germania. Passo a Repubblica. Serve una iniezione urgente di creatività: “Sì del Parlamento a Tsipras”. Modalità burogiornalistica. Sono più bravi di quel che appare in prima pagina oggi. E poi la Germania, è un problema. Titoletto per ricercatori archeologici: “C’era una volta la Germania innamorata dell’Ellade”. Citofonare Repubblica: i tedeschi lo sono ancora, se la compreranno. Come mette giù la faccenda il giornale più venduto a Washington? La Stampa (di Torino) apre così: “Grecia, un voto tra sfide e scontri”. Possiamo passare oltre. Titolista in versione marziale al Giornale: “La Grecia si arrende nel caos”. Piazza in fiamme. Ottimisti. Alla fine del voto fuori era calma piatta. Il Sole 24Ore certifica con distacco le conseguenze: “La Grecia sceglie l’Europa”. Libero se ne infischia e procede di bottega e portafoglio: “I voti alle banche italiane”. Trattasi di rating. Notizie romane? Vediamo Il Messaggero: apertura a sinistra sulla Grecia, foto al centro sull’omicidio a Prati. Al lettore del Messaggero, mentre beve il caffè “ar vetro”, interessa il sangue in centro a Roma. Miglior titolo del giorno? E’ di MF: “Nessuno vuole pagare il conto greco”. Vero, ma pagheremo noi. Buona giornata.

 

Risultato finale. 229 voti a favore, 64 no e 6 astenuti. Metà dei no è di Syriza. Varoufakis ha votato no. E così un altro paio di big della sinistra di governo. Tsipras è nei guai con il suo partito. Salvato dall’opposizione.

 

Il duetto. Il dibattito nel Parlamento di Atene ha avuto momenti drammatici. Forte il botta e risposta tra Tsipras e il suo salvatore di Nuova Democrazia, Meimarakis. Un duetto sull'orlo del crac di Stato.

 

Alexis sbianca. Dettagli e spigolature di cronaca. Ecco la migliore, riguarda il negoziato di un paio di giorni fa a Bruxelles. Cronaca del Financial Times. Tsipras a Merkel: chiamo Tsakalotos. Merkel: io chiamo Schauble. Tsipras sbianca. La cancelliera scherzava.

 

Prestito ponte. Approvato il primo pacchetto di riforme da parte del Parlamento greco, si riaprono i rubinetti finanziari. Oggi alle 10 si riunisce in teleconferenza l’Eurogruppo (i ministri delle Finanze). I 19 paesi dell’Eurozona devono sbloccare 7 miliardi. Votano anche i paesi non euro. Il Regno Unito è stato chiaro, il Cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, non ha fatto giri di parole: non scuciremo una sola sterlina. Ecco il prossimo problema: Brexit.

 

La catapulta. E’ quella del denaro e la manovra Mario Draghi. Ci sarà una riunione della Banca centrale europea dopo il voto del Parlamento greco. Ci sono 86 miliardi di euro di linee d’emergenza (Ela) da confermare per i boccheggianti istituti di credito ellenici. E’ proprio vero che Grisù spegne gli incendi.

 

Federal Reserve. La presidente Janet Yellen continua la sua audizione al Banking Committee del Senato americano. E’ la saga dei tassi che restano inchiodati a zero.

 

Debiti cinesi. Non chiedetevi perché la Cina ha un problema in Borsa. Guardate i numeri dei debiti delle imprese e delle famiglie: ammontano al 207 per cento del prodotto interno lordo. Nel 2008 era il 125 per cento. Guardate come galoppano i debiti. Tanti auguri.

 

 

Auto. Il mercato europeo continua la ripresa netta. Secondo i dati dei costruttori europei a giugno le immatricolazioni sono state 1.413.911, il 14,8 per cento in più rispetto allo stesso mese del 2014. Netta crescita del mercato spagnolo e quello di italiano, rispettivamente a più 22 per cento e più 15,2 per cento. Il gruppo Fiat-Chrysler continua a macinare record e cresce più del mercato in Europa: 87.438 immatricolazioni il 17,7 per cento in più rispetto a giugno del 2014. Sintesi: la produzione industriale italiana è a bordo della Jeep di Sergio Marchionne.

 

Istat. Per sapere, per capire. Oggi l’Istituto nazionale di statistica sforna i seguenti dati: Roma: commercio estero a maggio 2015; prezzi all'import dei prodotti industriali, sempre maggio 2015. Vediamo come si comportano le imprese italiane con i mercati esteri. Fase Marco Polo o no?

 

Giudici costituzionali. Cose meravigliose, si torna in Italia. Ho perso il conto delle sedute andate a vuote per l’elezione dei giudici costituzionali… ah no, ecco, sono 25 sedute e altrettante fumate nere. Ne mancano tre, di giudici, in un collegio di 15 (ora 12) che decide ormai su tutta la vita italiana. Fa politica, andrebbe riequilibrato, ma un Parlamento che non sa eleggerne i componenti è chiaro che finisce commissariato. Questo pomeriggio il Parlamento in seduta comune ci riprova. Non c’è nessun accordo. Tutti al mare.

 

Difesa. Stamattina in commissione Difesa c’è l’audizione del Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Claudio Graziano. Si parla di riorganizzazione delle Forze Armate.

 

Marino. Il sindaco di Roma Ignazio Marino ci riprova con l’audizione di fronte alla commissione di inchiesta sui migranti. La volta scorsa finì dritto all’ospedale. (ore 14 Palazzo san Macuto)

 

Pensioni. “Il ministro del Lavoro Poletti incontra i sindacati”. Ma che anno è? Stamattina mi sembra di avere l’orologio fermo a quarant’anni fa.

 

16 giugno. Nel 1945 nel deserto di Alamogordo, in New Mexico, viene testata la prima esplosione nucleare. Il Manhattan Project di Enrico Fermi ha trovato l’arma per far finire la guerra. E cominciarne un’altra. Non convenzionale.

 

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