Il tradimento, una questione di lessico e idraulica. La versione di Missiroli

Mariarosa Mancuso

I guai dei romanzieri che si avventurano sul terreno del sesso

L’ordine alfabetico in cinquina conduce oggi a Marco Missiroli, che da mesi (i maligni si spingono a dire “da anni”, il Premio Strega non è un lavoro per signorine) viaggia con l’etichetta di vincitore annunciato. Domani Pagina 69 toccherà a Antonio Scurati, ovvero la new entry che potrebbe scombinare i giochi e ribaltare le previsioni. Conta anche il fatto che Scurati di Strega ne ha mancati già un paio, quest’anno non si candida per piacer suo ma per “risvegliare le coscienze” (la grande M in copertina sta per Benito Mussolini). Il vincitore brinderà con il liquore giallo la sera del 4 luglio, con una cerimonia trasmessa su RaiTre. Speriamo che vengano eliminate le letture rituali: i lettori impostano troppo la voce, le pagine non sempre sono smaglianti, il mix mette voglia di fuggire.

 

Non leggeranno di certo la pagina 69 di Fedeltà, Marco Missiroli piazza alla riga uno la parola “culo”. Di nuovo? Ne aveva esibito uno sulla copertina del romanzo precedente, Atti osceni in luogo privato, l’educazione erotica e letteraria di un giovanotto italiano a Parigi (il genere da cui qualsiasi editor assennato dovrebbe mettere in guardia il proprio assistito). Leggiamo oltre, tra gli arrapamenti: “La voce, ascoltargliela nella lussuria”. C’è la pillola, benedetto chi la inventò: “L’idea di liberarsi dentro di lei lo sconcertava”. C’è la varietà: “Disporre di un corpo nuovo, di un corpo capace”.

L’adulterio – lo sappiamo da numerosi saggi e dal romanzo di Jeffrey Eugenides intitolato La trama del matrimonio – occupa uno spazio notevole nella letteratura. Ma nessuno lo aveva descritto in maniera tanto idraulica: “Concedersi un vaso comunicante, la compiutezza con una moglie e la compiutezza con un’amante”. Il fedifrago, anche questo si sa – non solo dai romanzi – prima o poi ne fa una questione di lessico. “Che parola sbagliata, tradimento. Rispetto a cosa avrebbe tradito? Cosa toglieva consumarsi con un’altra ragazza, accaparrandosi una gioia momentanea e dando, possibilmente, una gioia momentanea”. Traditore, ma gentiluomo.

Leggiamo “gioia momentanea”, e torna in mente Lord Chesterfield che a metà del ’700 metteva in guardia il figliolo dalle avventure galanti, giacché il Grand Tour non era solo rovine e chiese: “Il piacere è effimero, la posizione ridicola” (aggiungeva questioni di soldi che in questa sede possiamo trascurare).

 

La seconda metà vale per i romanzieri che si avventurano sul periglioso terreno del sesso: se proprio non è necessario, e se non siete Philip Roth – ma pure lui cadde su un dildo di lattice verde – meglio evitare. Proprio evitare, non “alludere”, perché l’allusione espone ancora di più al ridicolo. Si comincia elencando le intermittenze della passione, e si finisce nel manuale di anatomia: il ritorno a casa, tre o quattro ore “dopo aver stordito i corpuscoli di Krause del proprio glande, risvegliati dalla novità e ancora lividi per il coito inedito”. I corpuscoli di Krause, abbiamo controllato, stanno anche altrove (nel caso abbiate immaginato, come noi, che una volta risolte le lividure avrebbero potuto farsi due chiacchiere con gli spermatozoi di Woody Allen pronti a lanciarsi).

Una pagina 69 monomaniaca, e del resto la “fedeltà” del titolo va messa alla prova con i tradimenti. A misura di millennial, Marco Missiroli è nato nel 1981. “Tradire è un’occasione per ritrovarsi”, spiega la sorella al protagonista. “Nel senso che ti eri persa?”, cerca di capire lui, serissimo. Lei fa il disegnino, e la prende con allegria: “No, nel senso che volevo godermela!”

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