Eroi della frontiera

di Dave Eggers, Mondadori, 319 pp., 20 euro

Dave Eggers gioca con un classico americano: il viaggio on the road di un eroe libertario nella natura selvaggia dell’entroterra. E’ il mito che rievoca un titolo come Eroi della frontiera – Heroes of the Frontier in originale –, e lo stesso mito ha in mente la protagonista, Josie, che non è né Thelma né Louise, ma una dentista trentottenne dell’Ohio con due figli, Paul, di otto anni, e Ana, di cinque. L’insospettabile, pur considerando la breve parentesi giovanile nei Peace Corps a Panama, Josie porta i figli all’avventura in Alaska, forse l’ultima frontiera incontaminata rimasta. A spingerla a guidare un camper nella fredda periferia degli States è la volontà di fuggire dagli spettri che la tormentano. Fantasmi con un nome. Evelyn, la paziente che, sobillata da avvocati rapaci, l’ha denunciata per non essere stata capace di diagnosticarle il cancro; Jeremy, babysitter di Paul e Ana e paziente modello, morto in Afghanistan, dove si trovava per servire il paese, come entusiasticamente aveva comunicato a Josie, che non solo non l’ha scoraggiato, ma si è mostrata felice quanto lui; Carl, il marito infantile collezionista di lavori e progetti lasciati a metà, più interessato alle rivendicazioni del 99 per cento a Zuccotti Park di ciò che succede nella propria casa che pure decide di lasciare, divorziando e trasferendosi in Florida con una nuova compagna: vuole rivedere i figli, certo, ma solo per convincere i nuovi suoceri di essere un buon padre. Terrorismo giudiziario, crociate militari nel Terzo mondo, sindrome di Peter Pan. Eggers così confeziona i mali degli Stati Uniti che angosciano la protagonista. Non si comprende quanto l’Alaska sia la soluzione. Lo stato è funestato da incendi boschivi indomabili, e non si rivela mai accogliente per il trio in fuga. Ogni tappa dell’itinerario offre una possibile nuova vita per Josie, ma nessuna sembra convincerla. Ciascuno dei variegati comprimari che popolano il romanzo si rivela inevitabilmente ai suoi occhi in difetto rispetto all’ideale di Eroe della frontiera, ciascuno dei loro modi di esistere non ha i presupposti per la liberazione dal giogo del passato. Eventualmente, arriva la risoluzione, che mostra il superamento delle crisi descritte nel libro. Crisi ed epifania sono goffe, e superficiali. Il linguaggio di Eggers sa regalare descrizioni vivide – purtroppo anche nei contesti morbosi – e dialoghi vivaci, oltre a molte felici definizioni: ma non si muove con la stessa grazia nell’articolazione delle considerazioni di Josie. La voce narrante, in perfetta sintonia con ciò che racconta, si muove senza direzione, fra drammi d’infanzia e considerazioni sociologiche, lasciandoli orfani di una conclusione, imposta dall’esterno.

 

EROI DELLA FRONTIERA
Dave Eggers
Mondadori, 319 pp., 20 euro

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