Mammiferi italiani

Raffaella De Santis

Laterza, 164 pp., 14 euro

Mammiferi italiani

Possono la furbizia e il mammismo, la pigrizia e il maschilismo, l’istrionismo, l’arte di mentire e quella di adulare, le corna e le relative questioni d’onore, la mitomania, la devozione, il canto e la vita come palcoscenico, la pastasciutta a tavola e il cappuccino a colazione: possono tutti insieme disegnare un’antropologia riconoscibile e definire un carattere nazionale? Un poco sì, perché nessuno a questo punto penserà che si stia parlando di tedeschi, inglesi o giapponesi. Ma i confini di questo paesaggio sono labili e in movimento, l’orografia stessa accidentata e spesso scivolosa. Tanto che a volte, quando sembra di aver fissato in un’istantanea un dato carattere comune, questo quasi si squaglia e trascolora nel suo contrario. Italiani brava gente? Un luogo comune, alla nostra percezione: a smontarlo ci aveva già pensato anni fa l’acribia di un giornalista-storico applicata a uno dei periodi più bui del nostro Novecento. Italiani lavativi e pusillanimi? Sembrano proprio così Vittorio Gassman e Alberto Sordi nella “Grande guerra” di Monicelli, soldati che s’imboscano non appena c’è un attacco e che, una volta catturati, sarebbero pronti per quieto vivere a tradire. E invece no: ferito nell’orgoglio dall’austriaco che irride le loro italiche debolezze, il soldato Busacca-Gassman si ribella al cliché, questa volta indotto dall’esterno, e non cede alle richieste del nemico, condannandosi alla fucilazione (sorte condivisa dal commilitone Jacovacci-Sordi). Con questo “Mammiferi italiani”, titolo che è eco e omaggio al “Mammifero italiano” di Giorgio Manganelli, Raffaella De Santis scrive il controcanto del suo libro precedente, “Le parole disabitate”: se là erano mini saggi e storie legate alle parole della nostra lingua dimenticate, qui sono definizioni che persistono nel tempo, comportamenti – buoni e cattivi – ingessati in stereotipi, “storie di vizi, virtù e luoghi comuni”, nota il sottotitolo. E posto che “il luogo comune è in fondo una dimora che invita a essere violata. Ma profanandola non sempre scoviamo una verità”, la passeggiata tra i boschi di questa antropologia del quotidiano non ha intenti sistematici, anzi arriva alla conclusione di un’inevitabile resa: “Possiamo infastidirci, ma la natura dell’italiano è la menzogna più vera che continuiamo a raccontarci”. Da qui l’andamento rapsodico del racconto, la scrittura divertita e una trama a più voci, attrezzata dispensa di fonti e riferimenti letterari: da Leopardi a Gadda e Arbasino, dagli stranieri in Italia – Goethe, Stendhal, Melville, James – a Barzini, Fusco, Brancati, per ricordarne solo alcuni.

 

 

MAMMIFERI ITALIANI
Raffaella De Santis
Laterza, 164 pp., 14 euro

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