La fogliata del sabato

Titoli, copertine e suggerimenti per trascorrere un weekend con dieci libri in mano

13 Giugno 2015 alle 06:29

IL RAGAZZO IN SOFFITTA

 

Pupi Avati
Guanda, 256 pp., 16 euro

 

Metti un’adolescenza inquieta e un po’ goliardica a Bologna, il conflitto con i padri, una scheggia di anni Sessanta e una vena noir (come agli esordi): non è un film di Pupi Avati, è il suo primo romanzo. Un bel debutto, proprio nella sua dimensione letteraria. “Mi chiamo Berardo Rossi, detto Dedo, e sono un ragazzo imperterrito. Me l’ha detto alle medie la professoressa di chimica la terza volta che non mi sono fatto interrogare. Da quella volta essere imperterrito mi è piaciuto, è una parola che fa capire bene che tipo sono”. Colloquiale, come qualche riga più avanti “il liceo Minghetti mi rompe i coglioni solo a dire il suo nome”. Ma abbozzare un ritratto di sé intorno a un aggettivo ha poco o nulla di cinematografico. Tanto meno se quell’aggettivo ha un colore un po’ particolare, leggermente sbiadito dal tempo, e ci consegna già di suo l’impronta di uno stile, come farebbe al cinema il volto di uno degli attori prediletti dal regista. Il liceale imperterrito, voce narrante di buona parte del romanzo, ha una madre premurosa, anche troppo, un fratello minore autistico, perso nell’ossessione di fare somme sempre più grandi (“gli voglio bene proprio perché so che non guarisce”), e un padre che è andato a vivere con l’amante, una fioraia. Negato per il latino, Dedo si ritrova in classe uno strano ragazzo che “legge il latino come leggesse Tuttosport (…), alto, grosso, occhi sbiaditi, capelli gialli divisi dalla riga (…), una maglia che gli tira e una cravatta con Michael Jackson che ride toccandosi il cappellino”. LEGGI LA RECENSIONE COMPLETA


 

I GIORNI DEL TERRORE

 

Hilary Mantel
Fazi, 506 pp, 19,50 euro


A Place de la Révolution una donna accecata dalla paura si mostra ai francesi. Sotto di lei, la folla esulta: “E’ meglio che andare a teatro”. Qui il sangue è reale. Poco dopo, la testa di Maria Antonietta, l’ultima regina di Francia, viene esposta su una picca come un trofeo. Al suo consorte Luigi XVI era capitata la stessa sorte pochi mesi prima. Non si regna restando incolpevoli. A Parigi è cominciato il Terrore, Voltaire è stato dimenticato. Era proprio la catarsi che chiedeva il popolo? Certamente no, conclude Hilary Mantel nell’ultima parte della trilogia dedicata alla Rivoluzione francese. A distanza di molti anni e dopo aver vinto per due volte il Man Booker Prize raccontando un’altra storia (quella di Anna Bolena e dei Tudor) la scrittrice inglese è ancora convinta che niente sia stato più sorprendente di quanto accadde in Francia. Eppure, visti da vicino quegli anni sono poco meno di un disastro. A Parigi nel 1793 è difficile rimanere vivi. Liberté égalité fraternité a parte, a Parigi si muore di fame, come al solito. Camille Desmoulins proprio non riesce a capire come sia possibile, lui non è mai stato così ricco. Da un po’ di tempo chiunque voglia fare la rivoluzione deve farla principalmente contro di lui. E Georges Jacques Danton?  Danton dorme nei letti a baldacchino e non si fa nessuno scrupolo a sedersi sullo scranno del re.  “Sono sempre stata convinta che il tuo cuore non battesse per la rivoluzione” gli dice sua moglie Gabrielle, e ha ragione. Maximilien Robespierre è ancora contrario alla pena di morte. LEGGI LA RECENSIONE COMPLETA


 

STORIA DEL MONDO, I MERCATI E LE GUERRE MONDIALI, 1870-1945

 

a cura di Emily S. Rosenberg
Giulio Einaudi Editore, 1.207 pp., 110 euro


La forma statuale sottoposta a svariate pressioni interne ed esterne, le distanze geografiche che tendono all’azzeramento, l’interconnessione continua delle economie nazionali: le tendenze globalizzanti non sono un unicum dei nostri tempi, come dimostrato sapientemente in questa collezione di saggi sulla cosiddetta “prima globalizzazione”, quella vista all’opera sul finire del XIX secolo e all’inizio del XX secolo. Lo sforzo degli specialisti qui raccolti, innanzitutto, è quello di narrare una “storia del mondo”; anche a costo di qualche forzatura, tale approccio pone “le grandi conquiste dell’Occidente” in rapporto “con i più importanti sviluppi che hanno avuto luogo nella stessa epoca in altre parti del mondo”. Così il lettore italiano realizzerà, per esempio, che perfino le nostre Guerre d’indipendenza possono essere collocate in una più ampia ondata di “guerre di ricostituzione nazionale”, come le chiama Charles S. Maier, storico di Harvard e autore di alcune riflessioni sul “Leviatano 2.0”. Se idee e pratiche del primo stato moderno sono “sorte nel XVII secolo, esse incontrarono tempi difficili alla fine del XVIII, per poi ricostruirsi dopo il 1850”, scrive Maier. Dalla guerra del Sonderbund in Svizzera (1845-47) a quella tra Stati Uniti, Texas e Messico per il controllo del territorio messicano settentrionale (1846-’48), fino alla guerra nel bacino dello Yangtze tra stato secessionista Taiping e Impero cinese (1850-’64), ecco una serie di conflitti al cui centro “non vi era né un imperatore che aspirasse all’egemonia né un’ideologia radicale”. LEGGI LA RECENSIONE COMPLETA


 

L'ANIMA DEL FÜHRER - di Dario Fertilio, Marsilio, 215 pp., 16,50 euro - Alois Hudal, vescovo austriaco, è passato alla storia per essere stato l’organizzatore della “Ratline”, come la ribattezzarono gli alleati: “La via dei ratti”, la rotta attraverso la quale una gran quantità di tedeschi fedeli al Führer, ricercati come criminali di guerra, riuscì a riparare in America del sud dopo la Seconda guerra mondiale.  I fuggiaschi ottenevano alloggio nei conventi, dove ricevevano anche i passaporti per partire. Uno scandalo, quello narrato dall’autore, che avrebbe visto la luce solamente nel 1947, a conflitto terminato e ricostruzione avviata. Eppure, per altri cinque anni, Hudal sarebbe rimasto nella cappellania del Collegio Germanicum di Santa Maria dell’Anima. Solo nel 1952 avrebbe dato le dimissioni, abbandonando per sempre quella che era una scuola di formazione del clero di lingua tedesca, ritirandosi a Grottaferrata. LEGGI LA RECENSIONE COMPLETA

 

L'ASSASSINA - di Alexandros Papadiamantis, Elliot, 142 pp., 16,50 euro - Sciato, in greco Skiàthos, è un’isola dell’Egeo nel gruppo delle Sporadi Settentrionali. Oggi è una location glamour che volentieri si adatta a divenire un set cinematografico, ma per i greci quello è soprattutto il luogo dove nacque e morì Alexandros Papadiamantis, considerato il padre della letteratura neogreca e il primo scrittore ellenico di respiro moderno. Figlio del prete ortodosso di Sciato, Papadiamantis attingeva costantemente alla povera società dei pescatori, marinai e contadini della sua isola, come sfondo per i suoi racconti e romanzi. Sono oltre un centinaio, caratterizzati da una lingua che è un complesso impasto tra il registro colto e quello popolare, con echi anche del linguaggio ecclesiastico. Ma “L’assassina”, scritto nel 1903, è universalmente considerato il suo capolavoro. A metà tra la Medea di Euripide e Dostoevskij, la sessantenne Chadula, detta  Frangoianù,  è una contadina vedova. LEGGI LA RECENSIONE COMPLETA

 

IL TRAMONTO DELLA RIVOLUZIONE - di Paolo Prodi, Il Mulino, 119 pp., 11 euro - Prima di ogni considerazione è utile dire cosa non è rivoluzione. Negli ultimi anni, con mezza umma in fiamme e presidenti più o meno dispotici rovesciati dalle piazze rabbiose, “rivoluzione” era parola che entrava – al pari di “primavera” – perfino nelle conversazioni serali, a cena. In realtà, spiega Prodi nella premessa al saggio, “tali fenomeni non solo non hanno niente a che fare con le rivoluzioni, ma ne sono spesso il contrario”. Illusione collettiva, dunque. Basterebbe, d’altronde, riprendere quanto scriveva Ivan Kratsev, che in poche righe aveva smontato per tempo quelle che l’autore definisce “le analisi boriose degli specialisti”. Osservava infatti Kratsev che “l’ondata di proteste non ha segnato il ritorno della rivoluzione: le proteste, come le elezioni, servono piuttosto a tenere il più lontano possibile la rivoluzione e le sue promesse di un futuro radicalmente diverso”. LEGGI LA RECENSIONE COMPLETA


 

 

MOLTI TITULI

 

DIARIO DI UN VIAGGIO ALLE EBRIDI, di James Boswell, Sellerio, 368 pp., 14 euro

 

MALEFICA LUNA D'AGOSTO, di Cristina Guarducci, Fazi, 176 pp., 16

 

DENTRO MEDJUGORJE, di Cristiano Baldissera, Ancora, 96 pp., 10 euro

 

LADRI NELLA NOTTE, di Arthur Koestler, Tiqqun, 370 pp., 6,99 euro

 

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