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Editoriali

Che spasso il doppio senso del voto in Abruzzo per il centrosinistra

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

Al direttore - E’ di nuovo cambiato il vento? L’onda non era lunga ma corta? Quando si smetterà a sinistra di ricorrere a formule consolatorie (tra l’altro portano sfortuna) che durano lo spazio di un mattino nel succedersi convulso degli eventi politici in Italia? Delle elezioni in Abruzzo ricorderei che escono ridimensionati gli estremisti parolai: sia Conte che Salvini arretrano fragorosamente rispetto alle precedenti elezioni regionali mentre il Pd e FI migliorano le posizioni. A ben vedere, era accaduto anche nel voto sardo. Potrebbe essere, uso il condizionale, il segno di una positiva tendenza?  Si vedrà. Infine, c’è da augurarsi che il Pd si renda conto che la sfida con la destra che governa l’Italia comporta un lavoro di lunga lena nella società italiana e avverta la necessità di dotarsi di una convincente base culturale e programmatica. Questione decisiva per costruire una alternativa politica alla destra.
Umberto Ranieri

Il centrosinistra ha trasformato le elezioni in Abruzzo in un voto di fiducia sul governo. Ha perso le elezioni e ora, da due giorni, ripete che quel voto era solo locale e non nazionale. Sballo e spasso.


Al direttore - Però Gesù scelse la croce, non la bandiera bianca.
Michele Magno


Ha detto bene il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba: “Il più forte è colui che, nella battaglia tra il bene e il male, si schiera dalla parte del bene invece di tentare di metterli sullo stesso piano chiamandoli negoziati”. Letture utili, poi, per chi abusa di bandiere bianche: “La pace deve essere nella volontà e la guerra solo una necessità, affinché Dio ci liberi dalla necessità e ci conservi nella pace. Infatti non si cerca la pace per provocare la guerra, ma si fa la guerra per ottenere la pace! Anche facendo la guerra sii dunque ispirato dalla pace in modo che, vincendo, tu possa condurre al bene della pace coloro che tu sconfiggi” (sant’Agostino nella sua lettera numero 189). 


Al direttore - Il rinvio di fatto a giugno per valutare la possibilità di un primo taglio dei tassi di riferimento nell’anno in corso è l’ulteriore prova di un malinteso temporeggiamento da parte della Bce. Dopo avere stimato, con revisioni al ribasso, l’inflazione e la crescita in calo, avere osservato che non si dovrà arrivare al target del 2 per cento per abbassare i tassi, sopravviene il chiaro “non sequitur” con la dichiarazione di madame Lagarde sul rinvio della decisione. I motivi: la preoccupazione per gli aumenti salariali e per i rischi geopolitici. Quanto ai primi, non si era detto – il governatore Panetta “in primis”, ma anche altri – che era improbabile una spirale salari-prezzi e che comunque un recupero salariale era fisiologico e avrebbe potuto pure essere assorbito dai profitti? E quanto ai rischi geopolitici, chi può immaginare che nei prossimi mesi scompariranno? Magari ciò accadesse: significherebbe che si va verso la cessazione dei conflitti. Ma è realistica una tale prospettiva? O siamo alla condizione “a babbo morto”, maldestramente motivata? Comunque, è inaccettabile che, fatta la scelta di un non condivisibile attendismo che replica, per una finalità opposta, quello adottato dall’Istituto a suo tempo senza reagire alla crescente inflazione, non si sappia dare una giustificazione almeno minimamente adeguata. 
Angelo De Mattia


Al direttore - Quello della concorrenza nel settore del trasporto pubblico locale è un tema complesso. La mancanza di un sistema concorrenziale porta inevitabilmente a ledere i diritti stessi del cittadino a cui tale principio, in particolar modo nel settore trasporti, dovrebbe garantire il miglior servizio possibile. La valorizzazione della mobilità collettiva significherebbe garantire un modello sociale più evoluto, nonché di abilitare benefici economico-ambientali su tutto il territorio e la popolazione. La concorrenza non si realizza da sola ma sono necessari alcuni elementi, primo fra tutti un quadro normativo e contrattuale più chiaro. Se si vogliono sviluppare piani di investimento legati al rinnovo delle flotte e alla transizione energetica rendendo attrattivo il settore del Tpl italiano anche a investitori esteri, è indispensabile confrontarsi con il mercato stesso, individuando quelle che sono le aspettative da parte dei soggetti potenzialmente interessati e studiando l’effettiva attrattività di tali mercati. Per fare questo, serve che il settore abbia una crescente dose di “disciplina finanziaria”, sicurezza delle risorse e dei finanziamenti a disposizione in primis.  Nella manovra finanziaria 2024 il governo ha posto un obiettivo importante di entrate derivanti da operazioni di privatizzazione; il settore del tpl potrebbe dare il proprio contributo al raggiungimento dell’obiettivo. Una privatizzazione spinta avrebbe le sue criticità, ma si possono immaginare percorsi che prevedano una graduale apertura verso soluzioni di partnership pubblico-privato, fondamentali per cogliere le opportunità di cambiamento: alla politica è richiesta una pianificazione sugli indirizzi futuri, mentre al privato viene chiesto di supportare tale pianificazione con le migliori soluzioni sostenibili.
Angelo Costa, ad Arriva Italia
 

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