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Più efficienza, meno giustizialismo. La terza via contro la corruzione

6 Febbraio 2020 alle 06:08

Al direttore -

Giuseppe De Filippi

 


 

Al direttore - Vogliono abolire la prescrizione con la scusa che il tutto servirebbe per punire i potenti corrotti. La lotta alla corruzione fu anche l’alibi per la farsa di Mani pulite. La corruzione esisteva anche prima del mitico ’92 ma le procure – Milano in testa – facevano finta di non vederla. Io che ero al quarto piano molto tempo prima del ’92 cioè dagli anni della madre di tutte le emergenze posso testimoniare. Memoria storica.

Frank Cimini

 

Da 25 anni si tenta di combattere la corruzione in Italia aumentando le pene e dando più potere ai magistrati. Da 25 anni la politica che aumenta le pene e dà più potere ai magistrati continua a dire che la corruzione in Italia continua a essere sempre più drammatica. Il famoso, e un po’ farlocco, rapporto annuale di Transparency International, l’organizzazione non governativa che monitora i fenomeni di corruzione nel mondo sulla base della percezione, lo scorso anno ha detto che rispetto al 2018 l’Italia ha perso una posizione: “Su 180 paesi analizzati, il nostro si trova al 50esimo posto, lo stesso gradino di Ruanda e Arabia Saudita, una piazza sotto Malta” (esagerati!). E allora una domanda viene spontanea: se la politica tenta da anni di combattere la corruzione dando più potere ai magistrati e aumentando le pene non sarà mica che il modo migliore per combattere la corruzione non è aumentare le pene e dare più potere ai magistrati ma è più semplicemente rendere più efficiente il sistema economico italiano? Come abbiamo detto più volte, la corruzione, in Italia, matura prima di tutto in quei contesti in cui vi è la presenza di una burocrazia asfissiante, di una politica onnipresente, di un mercato bloccato. Per combattere la corruzione forse bisognerebbe prima o poi ripartire da qui.

 


 

Al direttore - Correttamente in un editorialino pubblicato il 5 febbraio si scrive del metodo Carige a proposito del salvataggio e del rilancio di questa banca, un metodo di salvataggio con le forze dell’istituto che non si ritroverebbe, almeno fin qui, nel caso della Popolare di Bari. Naturalmente va considerata per Carige la “protezione” assegnata dal governo con un noto provvedimento legislativo, anche per la garanzia sulla raccolta, nonché l’intervento determinante del Fondo interbancario di tutela dei depositi che non rappresenta le forze non della banca ligure, bensì del sistema. Insomma, considerando anche il previsto apporto della Cassa centrale banca, si può dire che l’operazione è rimasta nel sistema. Molto più complessa è quella riguardante la “Bari” per la quale si prevede l’intervento del predetto Fondo, nonché si progetta quello, possibile, del Mediocredito centrale, ma si aggiunge che l’operazione – che presuppone la trasformazione in spa dell’istituto e possibili forme di aggregazione con altre Popolari, per esempio attraverso operazioni sia di scorporo sia di scissione societaria – è aperta anche ad apporti di altre banche. L’operazione si intreccia con le vicende giudiziarie sulle quali le cronache spifferano già giudizi definitivi e irrevocabili, con il tentativo di coinvolgere la Banca d’Italia in contestazioni che partono però da una base informativa parziale o alterata da fake news, con il probabile approdo del caso nell’inchiesta parlamentare sulle banche che sta per decollare dopo un tempo enorme trascorso dalla sua istituzione, con il rischio di sovrapposizioni e intersecazioni con il lavoro che sta svolgendo con scrupolo l’Autorità giudiziaria. Visto a distanza si tratta di un groviglio di problemi. Soddisfare entrambe le esigenze – far vivere la Popolare e rilanciarla da sola o con aggregazioni a sostegno di famiglie e imprese in un territorio che non può di certo essere privato di un importante intermediario, da un lato, e accertare i fatti veri con la conseguente comminazione delle prescritte dure sanzioni di diverso tipo a tutti i livelli e senza remore – non sarà facile, ma è il compito che, insieme con l’adozione di misure per i risparmiatori che risultino effettivamente “raggirati”, spetta a tutti i soggetti a vario titolo coinvolti nella vicenda. Con i migliori saluti.

Angelo De Mattia

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