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L’anello al naso di Fico e Di Maio. Cosa spinge a dire fortissimamente no al Rdc

8 Marzo 2019 alle 06:04

Al diettore - Guglielmo Telt.

Giuseppe De Filippi


   

Al direttore - Non condivido il reddito di cittadinanza. Per quanto mi riguarda è urgente creare lavoro per le vecchie generazioni, rimaste disoccupate, e per le nuove. Da qui riforma dei cosiddetti Centri per l’impiego e obbligo d’iscrizione dei disoccupati. In attesa di trovare lavoro alle persone dovrà essere erogata un’indennità di disoccupazione. E’ ora e tempo a ogni modo che anche il mondo imprenditoriale si svegli con investimenti per creare lavoro, idem lo stato.

Giovanni Attinà

    

Diciamolo ancora meglio. Il reddito di cittadinanza può essere uno strumento persino giusto se viene costruito come strumento sostitutivo di tutti i sussidi che ci sono per chi non lavora, se non viene offerto in contrapposizione all’uso di incentivi per lavorare di più, se non viene fatto in un contesto in cui viene combattuta la flessibilità, se non diventa una trappola per la povertà. Se il reddito di cittadinanza fosse fatto così, se fosse complementare a una versione libbberale con molte b, sarebbe impossibile essere contro. Ma non essendo così il reddito di cittadinanza non farà altro che aiutare l’Italia ad avere sempre di più una forma pericolosa di povertà di cittadinanza.


     

Al direttore - Giovedì pomeriggio ho letto due dichiarazioni interessanti. La prima è di Roberto Fico. La seconda di Luigi Di Maio. Parole di Fico: “Temo che negli ultimi decenni abbiamo, a livello globale, tenuto conto quasi esclusivamente solo di un parametro e abbiamo fatto, di conseguenza, scelte errate. Abbiamo infatti utilizzato in modo improprio un indicatore come il pil, che dà conto unicamente della produzione economica del mercato, quale indice del benessere dimenticando che la prosperità dipende anche e soprattutto dalla qualità della vita dei cittadini, assicurata da attività e servizi non di mercato”. Parole di Di Maio: “E’ in atto una campagna mediatica senza precedenti che mira a costruire l’immagine di un governo ostile ai cantieri e allo sviluppo infrastrutturale del paese: è esattamente il contrario”. Se non ricordo male caro direttore il governo aveva detto che avrebbe abolito la povertà non che avrebbe distribuito a tutto il paese tonnellate di ridicoli anelli al naso.

Luca Martoni

    

Se volessimo parafrasare Luigi Di Maio potremmo dire che è in atto una campagna politica senza precedenti che mira a negare i problemi dell’Italia esponendo la settima economia più importante del pianeta a una crisi di fiducia, di affidabilità e di credibilità che sta trasformando sempre di più il nostro paese nel vero malato d’Europa. Mario Draghi ieri ha ricordato che l’Italia è sicuramente tra i fattori che pesano sul rallentamento dell’economia dell’Eurozona. E tutti coloro che ogni giorno tentano di ricordare che le difficoltà economiche italiane derivano da un problema di ciclo europeo dovrebbero tenere a mente quello che ieri ha notato il capo economista dell’Ocse Laurence Boone: in Europa ci sono paesi che rallentano, come l’Italia, ma ci sono paesi che continuano ad avere una crescita positiva come la Spagna. Il punto in fondo è sempre lo stesso: i problemi dell’Italia non vengono dall’Europa ma vengono prima di tutto dall’Italia e dai danni creati ogni giorno dai nostri cialtro-sovranisti.

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