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Riscoprire il Natale con le mille storie che l'hanno costruito

Annalena Benini

Un libro racconta che la tradizione natalizia ha avuto una vita avventurosa e piena di spirito inventivo 

Caro direttore, ho otto anni. Alcuni dei miei piccoli amici dicono che Babbo Natale non esiste. Papà mi ha detto: se lo scrive il Sun, è così. Per favore, mi dica la verità. Babbo Natale esiste?

Virginia O’Hanlon al New York Sun

21 settembre 1897


  

La risposta alla lettera di questa bambina, pubblicata nella pagina degli editoriali, è diventata uno dei pezzi più celebri dei giornali americani: “Sì Virginia, Babbo Natale esiste. Esiste così come esistono l’amore, la generosità e la devozione. Cielo, come sarebbe triste il mondo se Babbo Natale non esistesse! Sarebbe triste anche se non esistessero delle Virginie. Non ci sarebbe nessuna fede infantile, né poesia né romanticismo a rendere sopportabile la nostra esistenza (…)”. Adesso si direbbe: fake news. Ma le mille storie contenute in questo libro di Errico Buonanno raccontano che la tradizione natalizia ha avuto una vita avventurosa e piena di spirito inventivo. Di fantasia. Una storia aperta insomma, in cui Charles Dickens ha avuto un grande ruolo, a partire dal 1843, non solo con “Canto di Natale” ma con articoli e conferenze in cui raccontava lo spirito natalizio: per risvegliare l’entusiasmo che i puritani avevano ucciso, proibendo il Natale, imponendo che il 25 dicembre trascorresse “nella più assoluta umiliazione”.

   

Errico Buonanno va molto più indietro nel tempo, con indagini accurate e divertenti, fino ai Vangeli, per smontare e rimontare lo spirito e le leggende del Natale, per chiedersi, davvero, il Natale che cos’è. Forse è un “oggetto antropologico totale”. “Qualcosa che affonda le radici in riti antichissimi, pagani, poi si confonde con il cristianesimo, e in ultimo esplode in una miriade di significati diversi: culturali, psicologici, sociali”. Invece di indebolirsi con il tempo, il Natale si rafforza, cambiando faccia, festa irrinunciabile e mondiale. La moglie di un tipografo ebbe l’idea di inviare cartoline con gli auguri di Natale da lui stesso stampate. Scoppiò una moda assoluta e smaniosa, nel 1880, che ora ci sembra una tradizione antica. E l’albero di Natale fu introdotto per la prima volta in Italia dalla regina Margherita di Savoia, che decise di allestirlo nelle sale del Quirinale perché l’aveva invidiato in altre corti europee (fu Goethe a farlo entrare nella storia della letteratura, inserendolo in una scena de I dolori del giovane Werther). La costruzione del Natale ha coinvolto politici, pittori, streghe, imperatori, santi, truffatori, divinità nordiche. Gesù Bambino. E ogni dicembre, sempre di più, ci racconta chi siamo.

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  • Annalena Benini
  • Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. Dirige Review, la rivista mensile del Foglio. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.