I magistrati che scrivono serie tv sulla politica. Le domande su D'Alema

5 Ottobre 2017 alle 06:00

I magistrati che scrivono serie tv sulla politica. Le domande su D'Alema

Al direttore - C’è D’Alema nel corridoio!

Giuseppe De Filippi

  

Prima ha azzannato Veltroni, poi ha ostacolato Bersani, poi si è azzuffato con Renzi e ora fa a cazzotti con Pisapia. D’Alema è convinto da anni di combattere per avere una sinistra più giusta e meno problematica ma da anni sottovaluta un fatto sintetizzabile in una domanda: è D’Alema che ha un problema con la sinistra o è la sinistra che un problema con D’Alema?‬ La risposta è chiara. Diciamo.


  

Al direttore - L’on. Nencini chiede l’istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta sulla falsa rivoluzione di Mani pulite. Credo che non servirebbe a niente e non solo perché la legislatura è in dirittura d’arrivo, considerando che ne è già stata creata una sulle banche presieduta per giunta da un signore il quale si era detto fortemente contrario all’iniziativa. La politica deve pensare a recuperare un ruolo forte e a evitare di legiferare aumentando il potere dei giudici, piuttosto che a perdere tempo a un quarto di secolo dal mitico 1992 quando eravamo in quattro gatti a denunciare la strumentalità dell’operazione politico-giudiziaria. Storicamente poi le commissioni di inchiesta non hanno dato buoni risultati, forse eccezion fatta per le prime commissioni antimafia che comunque servirono a sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema. C’è l’esempio della commissione Moro a caccia di misteri inesistenti che manda la polizia col laser in via Fani a 40 anni di distanza sprecando denaro pubblico del quale nessuno chiederà mai conto.

Frank Cimini


    

Al direttore - Facciamo un referendum cinematografico sottoponendo il pubblico alla visione di 12 puntate (ma ne basta una!) di una serie tv di Aaron Sorkin e a 12 puntate (ma ne basta una!) di una serie tv italiana e domandando: “Butteresti dalla torre Sorkin o Saviano?”. Escludendo i soggetti politicamente prevenuti‎ e affidandosi solo al gusto e alla passione cinematografica, sarebbe un plebiscito. Autarchia cinematografica? No grazie!

Giovanni De Marchi

  

Ma no, che torre. Se proprio volessimo fare un referendum occorrerebbe farlo mettendo al centro una domanda: siete favorevoli o no al fatto che in un paese di grandi creativi gli unici autorizzati a scrivere sceneggiature di film e di serie tv che hanno al centro la politica siano solo magistrati e giornalisti di magistrati? Forse anche qui servirebbe una bella separazione delle carriere.


   

Al direttore - Ella ha ragione nell’attribuire un carattere cruciale alla prossima legge di Bilancio, come scrive nella risposta a una lettera sul Foglio del 4 ottobre. Ma la costruzione di questa legge, almeno come prodotto dell’esecutivo, dovrebbe prescindere inizialmente dal sostegno sia nel versante sinistro sia in quello destro. Dovrebbe guardare agli interessi del paese proprio per la crucialità che Ella rileva. Tuttavia, come si può inferire dal Def e dalla Nota di aggiornamento, quella di bilancio, a meno di imprevisti decisivi mutamenti, resterà sostanzialmente una legge di transizione. Se essa, infatti, deve giustamente pensare alla crescita, allora occorre una straordinaria concentrazione di risorse negli investimenti e nel lavoro, una diversa incisione su spesa ed entrata, un organico piano per il debito, nonché una maggiore flessibilità a livello europeo (nell’attesa di arrivare, a partire dal prossimo anno, a una efficace revisione delle regole in materia): purtroppo, tutto ciò non è alle viste, mentre è giusto essere vigili perché non sopravvengano , nel dibattito parlamentare, classiche mance elettorali. Se viene meno il carattere ambizioso della legge e se si enfatizzano i vincoli, anche se almeno in parte superabili, allora è preferibile atterrare sul “low profile”. Una manovra, che eviti danni (l’applicazione delle clausole di salvaguardia) e marci in un sentiero che si continua a ritenere stretto, anche se in parte ora si è allargato, non può che essere di transizione: non piacerà, ma è difficile definirla di svolta e su di essa conseguire agevolmente le necessarie alleanze.

Angelo De Mattia

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