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Le vente se lève

Giro del Mondo geopolitico come una danza macabra. Eppure “il faut tenter de vivre”

23 Maggio 2018 alle 06:09

Le vente se lève

Ogni mattina, ogni notte, la politica sta sul lettino, un lettino che per i tentennanti esili bagordi è diventato un lettuccio a quattro, a niente, a cosa nemmeno sa chi ci sta. Tocca agli psicoanalisti, che senza bruciarsi stringono mani infuocate e altre rattrappite, dire cosa ci sia nel Mondo, quello più profondo, naturalmente, quello che pare una cosa ma appare anche e soprattutto un’altra cosa, che è sì “quella” ma anche… Che quello là di cui mi ricordo sempre il nome per poterlo dimenticare, Trump, sia vivo, dice della sua morte che già non ricordo, nel senso che la sua vita è dimenticabile e, viste le attuali circostanze, eterna, avendo il tempo di succhiarla in una estensione assisa… Essendo Kim pronto a tutto nel senso che non sa come ma forse sì, una leggenda su se stesso capovolta, un uomo che quella cosa raggirata su se stessa appura, al fine, e cattura la preda di cui ricorda la finzione… Che il Papa sia vivo dice che è morto, vale a dire Assunto in Cielo, sebbene credergli è difficile, essendo egli morto da mille anni, come ogni cosa partecipando a qualcosa, ma è difficile dirlo… La gioia di un Re che dona se stesso in una spettacolare scena di nozze, spenta ad ogni sepolcro che ora lo attende sebbene non lo desideri, ingratitudine estrema che avrà la sua vendetta, da chi terremo sempre la lama… Un altro Grande Re, un imbecille, dà sempre un mirabile costernato senso delle cose, la cui tenzone è rinomata in chissà quale perdita di memoria, smagrita dentro un futuro che non ha, salvo circoscriversi nell’essere che si vorrebbe essere… Paura, chi sei? In Francia ci sono parole come questa, e tante altre scagliate di contro a mattutine signore che la voglia di una pallida severità Macron avrebbe potuto disegnare in una graziosissima spesa, alla cui francese gloria saremmo del resto prontissimi, ossequienti… Vorremmo, in Austria, decretare quello che potremmo spingere al nulla, sebbene possa dire qualche benemerita illusione in un orto spaventoso quale mai avremmo il coraggio d’indicare alle streghe di un tempo, e che tutt’ora insegna a non esistere salvo la grandiosità di una perfezione che nemmeno un presepe andante, un passante, potrebbe spingerci altrove, in luoghi… Il nugolo di furore che la stagione di un popolo rinato a non si sa in quale momento, pronto a fuggire in una terra che non gli è propria ma peggiore, considerata una situazione che avremmo potuto e forse voluto non considerare, il che resta una considerazione assai interessante seppur inesistente, il che non è certo cosa da sputare via, tutt’altro, molto peggio… Del tutto inespressivo una volta espressi la grandezza di una geniale signora che per strane idee vellutate mi mandò all’inferno con rara galanteria in un qualche modo portata a Dio, il che mai occorre fare se non la si porta dapprima a un rifiuto che mi turbò per quell’orribile Niente sacerdote del Tutto…

 

Comunque sia Putin arriverà laddove un potere superiore stringerà la fase X, quella che lui stesso chiama Ypsilon Zeta Restyling con quel suo muovere l’ardire in modo tale che sembra esserci una consonanza, il giro implacabile di sovranità, laddove il perché rimane circonfuso in una nenia suprema, per la scarsità… L’orrore di cui sono la fonte e il resto, l’orrore che circonda, sarei Io se davvero fossi quel mentecatto consacrato all’ignobile di una potenza civile più violenta di un terremoto che nemmeno i sorci… Fase suprema, l’amore: respinto da se stesso chiama alla guerra la pace sicché possa scatenare un presepe di nodi dai quali emergere pimpanti e sciapi; follemente ricorda tutt’a un tratto che le nobiltà dell’anima sono prove d’ogni sentirsi e non altro, quell’altro sublime si attende proprio perché sempre presente in uno stagno dove perfettamente indugia, dando così a noi stessi quel noi che di tutto privo tutto ricompone, inutilmente… Le vente se lève, il Grande Poeta, lui soltanto potrebbe rialzarsi e morire come si deve, senza un angelo che dall’alto del nulla guardi altrove, pregno di un passato che è un presente laddove sarà quel che sarà essendo angelo del tutto vago; il faut tenter de vivre assolutamente vago come d’altro canto il sempre morto vivente Macron, qualcosa può portare a una noia sublime che il grande poeta esigerà, tanto più che i nostri padroni s’avviano a un orrore che ci darà la forza del Nulla… Ma si entri al cimitero, lì siamo ancora tutti come saremo, si canta tutti vivi nel tutto morto, sicché sia eterno quel che tacendo veramente si dica. Una mente vera mai tacendo tace.

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