Evviva Tony Chapron, l'arbitro che ha vendicato la figura dell’arbitro

Il folle direttore di gara francese, prima ha tentato di fare lo sgambetto da terra a Diego Carlos in Nantes-Psg, poi gli ha sventolato il giallo che è equivalso a un’espulsione, essendo il giocatore già ammonito

15 Gennaio 2018 alle 15:45

Evviva Tony Chapron, l'arbitro che ha vendicato la figura dell’arbitro

Tony Chapron (foto LaPresse)

Gli arbitri francesi fanno pena, sono orrendi da vedere e non sanno arbitrare. Teatranti nati, fischio osceno da udire e corsa sui talloni pari solo a quella dei pessimi colleghi inglesi. Va avanti così da almeno quindici anni, da quando cioè appese il fischietto al chiodo Marc Batta (prima di lui i “grandi” erano stati Michel Vautrot, Italia-Argentina 1990, e Joël Quiniou, Italia-Bulgaria 1994).

 

Uno però degli arbitri contemporanei d’oltralpe merita una menzione particolare. Sia sempre lodato Tony Chapron, il folle direttore di gara che prima ha tentato di fare lo sgambetto da terra a Diego Carlos in Nantes-Psg, poi gli ha sventolato sotto il naso il giallo che è equivalso a un’espulsione, essendo il giocatore già ammonito.

 

 

Chapron s’è così vendicato del ruzzolone che Diego Carlos, involontariamente, gli aveva fatto fare sotto gli occhi di migliaia di spettatori. In quel colpo tentato e non affondato, Chapron ha caricato anni e anni di vessazioni, umiliazioni, urla e insulti. Lui, che avendo 45 anni s’avvia a chiudere la carriera (fino allo scorso 31 dicembre era arbitro internazionale, senza infamia e senza lode), ha redento l’immagine dell’arbitro da tutti calpestato. E’ come quei rivoluzionari che danno l’assalto alla fortezza sapendo di morire e di non avere nemmeno una possibilità di salvarsi.

 

Chapron è stato subito sospeso, qualcuno invoca la sua radiazione, di sicuro non calcherà più un campo di calcio. Ogni arbitro, però, in cuor suo, nel profondissimo del suo animo, ha sempre sognato di fare quel che ha fatto Tony: un calcio allo strafottente giocatore che ti tratta alla stregua d’un pagliaccio sul palco. Ora i tromboni grideranno allo scandalo, si strapperanno i capelli, invocheranno pure il castigo divino, perché tra l’arbitro e la star vince sempre la star.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • carlo schieppati

    15 Gennaio 2018 - 20:08

    Sono d'accordo. Ha fatto bene. Doveva tirargli un calcio nel didietro: è stato il giocatore che gli è andato addosso, come se lui non ci fosse.

    Report

    Rispondi

Servizi