cerca

Noi interisti, che soffriamo le torture cinesi e il loro braccino corto

Lisandro Lopez e Rafinha non salveranno di certo le sorti dei nerazzurri. Acciaccati, non vedono il campo da mesi

Maurizio Crippa

Email:

crippa@ilfoglio.it

16 Gennaio 2018 alle 10:37

Noi interisti, che soffriamo le torture cinesi e il loro braccino corto

Don Lisander che torna a Milano è una notizia che galvanizza, l’avrete letto in giro. Solo che galvanizza, al massimo, qualche ottuagenario dell’Accademia della Crusca. All’accademia dei Fratelli Bauscia, scende il latte ai menischi. Lisandro Lopez – forse il fratello di Carneade Lopez, per restare in ambito manzoniano – è uno che vale 500 mila di prestito, e se poi non lo riscatta nessuno resterà sul nastro dell’aeroporto, pacco non reclamato. Non gioca da quattro mesi al Benfica: mica al Real. La pausa ci ripiega come salici piangenti sul mercato, e c’è da notare questo: mentre la Pocoamata di Torino si porterà a casa Ozil gratis, la Beneamata tratta, con l’ausiliare della sòla Ausilio, per farsi dare Rafinha (“il figlio di Mazinho”, sembra uno spaghetti western) dal Barça. Solo che Rafinha è rotto, non gioca da mesi e quelli vogliono lo stesso 20 testoni. Non chiedetemi dov’è il genio: scopritelo voi. Il genio è che i nostri Mandarini di Nanchino – che oggi non hanno un renminbi da spendere – buttarono, in combutta con “il maggiordomo filippino”, più di 80 milioni per due siderali bidoni come Joao Mario e Gabigol. Mentre la Lazio, per dire, con venti ha preso De Vrij, Luis Alberto, Milinkovic-Savicć e pure Immobile, che Icardi non è ma vale sei-sette Eder. Affaroni che adesso i cinesoni non riescono a vendere, manco all’outlet. Manco Epic Brozo, che pure è il meno malinconico. E insomma, noi soffriamo le torture cinesi e il loro braccino corto, che ha tra le cause la politica pechinese, ma anche una certa loro furbizia non proprio levantina. L’unica consolazione è che i cinesi dei Cacciaviti (sponda sbagliata del Naviglio) stanno messi anche peggio: loro di milioni ne hanno spesi cento, e l’unico acquisto buono finora è stato Francesco Greco.

Maurizio Crippa

Maurizio Crippa

Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

Servizi