Prego che mi si iberni nel fatidico 1994

Il tifoso milanista vorrebbe smetterla di guardarsi indietro rimpiangendo gli ultimi 20 anni storia. Ma poi arriva il compleanno di Gattuso e le voci sulle inchieste sul Cav. e ci ricasca

Prego che mi si iberni nel fatidico 1994

Uno ci prova anche a non vivere nel passato, a non morire ogni settimana di nostalgia, a non passare le domeniche pomeriggio a mollo nella più tetra malinconia, a evitare di vergare questa rubrica rossonera glorificando il tempo che fu per non intristirsi sulle miserie presenti (benché nei panni di laudator temporis acti, nonché di campione di passatismo, mi ci ritrovi piuttosto bene). Uno ci prova, insomma, a non procedere sempre con la testa scaravoltata all’indietro come gli indovini puniti da Dante nella quarta bolgia. E ce la stavo anche facendo, prima di questa dannata pausa del campionato. Punti che arrivano, squadra tenace, errori in calo, la consolante visione dell’altra squadra di Milano che finalmente aveva ripreso a fare quello cui è vocata: illudersi, tromboneggiare e poi cominciare a perdere. E invece, ecco due fatti – lontanissimi l’uno dall’altro sotto tutti gli aspetti – che mi fanno precipitare di nuovo, e controvoglia, all’epoca d’oro del Diavolo. Appena dopo la partita vinta col Crotone, e siamo al primo fatto, Rino Gattuso compie quarant’anni e sul web circola un video con gli auguri dei suoi ex compagni. Una carrellata di antichi Eroi, la metà dei quali basterebbe a far venire il magone al più coriaceo degli ultras, figuriamoci a me: capitan Maldini, Cafù, Riccardino Kakà, Brocchi, Sheva (menzione speciale per l’italiano sempre più stentato), il sindaco di Tbilisi Kaladze, Ambrosini e Pirlo che lo perculano. Al solo vederli, dallo schermo promana un soavissimo profumo di Champions. Asciugata l’ultima lacrima (sì, il pianto è durato forse un po’ troppo), ecco che salta fuori l’ennesimo scoop giudiziario legato a Berlusconi, per una presunta indagine in corso a Milano sulla recente compravendita del Milan. Insomma, magistrati all’attacco (anche se hanno smentito) dell’ex premier di nuovo in gran spolvero poco prima delle elezioni. Stiamo con tutta evidenza vivendo il giorno della marmotta. Il procuratore capo Francesco Greco, tra le altre cose, nega che sia stato chiesto il freezing, cioè il blocco dei soldi. Io però a questo punto un po’ congelato (intrappolato?) negli ultimi venti e rotti anni inizio a sentirmici. E se proprio così dev’essere, prego che mi si iberni nel fatidico 1994, oppure nel 2003 o nel 2007. Meglio se nel mese di maggio, grazie.

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