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"Trasformare un verbale in articolo". Il Fatto insegna l'arte dello sputtanamento (a soli 85 euro)

Il giornale diretto da Marco Travaglio organizza un corso di formazione per spiegare ai giornalisti "come usare le intercettazioni" e i verbali dei pm. Ospite della lezione un magistrato.

21 Aprile 2016 alle 16:43

"Trasformare un verbale in articolo". Il Fatto insegna l'arte dello sputtanamento (a soli 85 euro)

Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano

Un corso diretto ai giornalisti per imparare a “usare le intercettazioni” e a “trasformare un verbale in una notizia”. Non è uno scherzo: a organizzarlo è il Fatto Quotidiano, il giornale diretto da Marco Travaglio leader nello sputtanamento mediatico-giustizialista.

 

Il corso di formazione, intitolato “Cronaca giudiziaria: le fonti del cronista”, si terrà nella sede romana del giornale sabato 30 aprile (al costo di 85 euro), e sarà composto da tre moduli: “Avvocati, magistrati, investigatori: i rapporti con le fonti”, “Come usare le intercettazioni”, e “Come trasformare un verbale in una notizia: esercitazione pratica”. Nel mettere “in pratica” i consigli ricevuti, i giornalisti-studenti potranno avvalersi del sostegno diretto di un magistrato (ma poi non si dica che alcune testate sono i megafoni delle procure): ospite del corso sarà infatti Stefano Aprile, gip del tribunale di Roma, che – come si legge nell’annuncio pubblicato dal Fatto – è stato autore, tra le altre cose, delle indagini su Franco Fiorito, l’ex capogruppo Pdl finito al centro dello scandalo sull’uso dei fondi del gruppo regionale.

 

A tenere la lezione sarà la cronista giudiziaria del Fatto Valeria Pacelli, che proprio ieri ha firmato sul giornale un articolo in cui vengono riportati stralci di intercettazioni, assolutamente prive di rilevanza penale, realizzate più di tre anni fa nei confronti di un politico che non è mai stato neanche indagato. Si tratta dell’attuale sottosegretario ai Trasporti, Umberto Del Basso De Caro (Pd), che nel 2013 venne intercettato per un mese e mezzo nell’ambito di un’indagine a Benevento su presunti legami tra politici locali e clan mafiosi.

 

L’allora consigliere regionale campano non venne mai iscritto nel registro degli indagati, ma solo intercettato “per cercare reati di terzi”. Alla fine il caso si sgonfiò, ma i pm decisero di inserire i colloqui avuti al telefono da Del Basso De Caro – inutili sul piano penale – nell’avviso di conclusione delle indagini per un filone minore dell’inchiesta, in cui, anche qui, il sottosegretario non è tra gli indagati, rendendo così pubbliche le intercettazioni.

 

L’atto, depositato nell’ottobre 2015, non è sfuggito agli occhi attenti del Fatto, che già a novembre aveva deciso di pubblicare una parte di queste intercettazioni, sostenendo che nelle conversazioni Del Basso De Caro promettesse favori in cambio di voti (teorema evidentemente non condiviso dai magistrati, che non hanno mai deciso di aprire un’indagine a riguardo). Ieri è giunta la seconda puntata: nuove intercettazioni, prive di rilievo penale, sono state divulgate, e ora il sottosegretario è accusato di aver dichiarato al telefono che gli omosessuali gli “fanno schifo”, e che a questi ha sempre preferito “le femmine”.

 

Sarà dunque proprio l’autrice di questo “scoop”, Valeria Pacelli, a salire in cattedra e a dare lezioni di giornalismo giudiziario. E’ lei, d’altronde, a scrivere nella sua biografia sul sito del Fatto: “Non credo nell’aldilà, ma nella giustizia, assolutamente sì”. Amen, allora.

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