UN FOGLIO INTERNAZIONALE

Arriva l'apocalisse artificiale. Il documento sul lavoro che ha mandato nel panico la Borsa di New York

Il report di Citrini Research immagina il 2028: disoccupazione oltre il 10 per cento, borse giù di un terzo, domanda in caduta. L’AI spezza il legame tra lavoro e reddito. Con un disclaimer: è uno scenario, non una profezia. Ma i mercati tremano

“Uno scenario, non una previsione”, è il disclaimer del memo virale che ha fatto crollare il mercato azionario. Il saggio della società di analisi Citrini Research, intitolato “The 2028 Global Intelligence Crisis”, immagina un mondo in cui la rapida adozione dell’intelligenza artificiale porta a licenziamenti di massa dei colletti bianchi, al crollo della spesa dei consumatori, alla distruzione della domanda, all’aumento della disoccupazione e, in ultima analisi, alla devastazione economica. Gli autori lo hanno definito “un ciclo di feedback negativo senza freno naturale”. Raggiungendo quota 10 milioni di visualizzazioni su X e nonostante l’avvertenza “scenario, non previsione”, il saggio ha fatto crollare il mercato azionario.

“Giugno 2028. Il tasso di disoccupazione supera il 10 per cento. I mercati azionari hanno perso oltre un terzo del loro valore dai massimi. Quello che nel 2025 era stato celebrato come “l’alba dell’era dell’intelligenza artificiale” è ora descritto come il catalizzatore di una crisi sistemica.

Il punto centrale dello scenario è brutale: l’AI non ha solo aumentato la produttività, ha spezzato il legame tra produzione e reddito umano. Per decenni l’economia si era basata su un equilibrio implicito: Le aziende assumono.

I lavoratori ricevono salari.

I salari alimentano i consumi. I consumi sostengono i ricavi. L’intelligenza artificiale rompe il ciclo. Tra il 2025 e il 2027, sistemi autonomi diventano capaci di scrivere codici complessi, di gestire compliance finanziaria, eseguire audit, automatizzare customer service avanzato e coordinare supply chain. Le aziende scoprono qualcosa di irresistibile: un sistema AI può lavorare 24 ore su 24, non chiede ferie, non sciopera, non ha assicurazione sanitaria e costa una frazione di un dipendente senior.

La conseguenza iniziale è euforica: margini in espansione, utili record, boom di investimenti in data center. Ma sotto la superficie, la struttura economica si sta svuotando.

Il pil continua a crescere perché la produzione aumenta. Le aziende generano più output con meno persone. I bilanci societari sono floridi. Ma le macchine non consumano. Non comprano case. Non fanno mutui. Non spendono nei ristoranti. Non pagano tasse sul reddito personale. La quota di reddito che va al capitale esplode. Quella che va al lavoro crolla.

Si crea una distorsione: crescita statistica senza prosperità diffusa. L’azienda sostituisce cento dipendenti con AI,, riduce i costi, i concorrenti fanno lo stesso per restare competitivi, la pressione sui salari aumenta, la domanda aggregata si contrae, le imprese vendono meno, tagliano ancora personale e arriva una deflazione da produttività estrema.

Il settore più colpito non è quello manifatturiero, ma il white collar: analisti finanziari, avvocati junior, project manager, programmatori, consulenti. Professioni considerate “sicure” diventano sostituibili. Con l’aumento della disoccupazione qualificata, il mercato immobiliare reagisce. I prezzi delle case, sostenuti da redditi e mutui a lungo termine, iniziano a vacillare. Le banche si trovano esposte.

Gli investitori capiscono che il problema non è ciclico ma strutturale. Il rischio percepito cambia regime. La società ha creato un sistema che

Quello che nel 2025 era stato celebrato come “l’alba dell’era dell’intelligenza artificiale” è ora descritto come il catalizzatore di una crisi sistemica e di un crollo della società Non stai leggendo questo nel 2028. Lo stai leggendo nel 2026. Siamo certi che alcuni

scenari non si materializzeranno. Ma anche che l’intelligenza artificiale continuerà ad accelerare

massimizza l’efficienza economica ma minimizza la partecipazione umana.

Se il lavoro è la fonte primaria di reddito,e l’AI elimina il lavoro, chi sostiene la domanda? I modelli fiscali esistenti non sono progettati per un’economia dove il capitale automatizzato genera la maggior parte del valore. La redistribuzione diventa inevitabile. Il conflitto politico aumenta. Il vero rischio non è tecnologico. E’ macroeconomico e sociale.

Per tutta la storia economica moderna, l’intelligenza umana è stata il fattore scarso. Il capitale era abbondante (o quantomeno replicabile). Le risorse naturali erano finite ma sostituibili. La tecnologia migliorava abbastanza lentamente da permettere agli esseri umani di adattarsi. L’intelligenza era l’elemento che non poteva essere replicato su larga scala. L’intelligenza umana traeva il proprio premio intrinseco proprio dalla sua scarsità. Ogni istituzione della nostra economia, dal mercato del lavoro al mercato dei mutui fino al sistema fiscale, è stata progettata per un mondo in cui questa premessa fosse valida.

Ora stiamo assistendo alla dissoluzione di quel premio. L’intelligenza artificiale è ormai un sostituto competente e in rapido miglioramento dell’intelligenza umana in una gamma crescente di attività. Il sistema finanziario, ottimizzato per decenni attorno a un mondo di menti scarse, sta ricalibrando i prezzi. Questa ricalibrazione è dolorosa, disordinata e tutt’altro che conclusa.

Ma una ricalibrazione non equivale a un collasso. L’economia può trovare un nuovo equilibrio. Arrivarci è uno dei pochi compiti che restano esclusivamente umani. Dobbiamo farlo nel modo giusto. E’ la prima volta nella storia che l’asset più produttivo dell’economia genera meno posti di lavoro, non di più. Nessun modello interpretativo è adeguato, perché nessuno è stato concepito per un mondo in cui il fattore scarso diventasse abbondante. Dobbiamo quindi costruire nuovi modelli. E l’unica domanda che conta è se riusciremo a farlo in tempo.

Ma tu non stai leggendo questo nel giugno 2028. Lo stai leggendo nel febbraio 2026. L’indice S&P è vicino ai massimi storici. I meccanismi di retroazione negativa non sono ancora iniziati. Siamo certi che alcuni di questi scenari non si materializzeranno. Siamo altrettanto certi che l’intelligenza artificiale continuerà ad accelerare. Il premio associato all’intelligenza umana si ridurrà.

Come investitori, abbiamo ancora tempo per valutare quanto dei nostri portafogli sia costruito su presupposti che non sopravvivranno al prossimo decennio. Come società, abbiamo ancora tempo per agire in modo proattivo. Il canarino è ancora vivo”. 

 

(Traduzione di Giulio Meotti)

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