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Trump è debole e attacca la verità

Non vuole la libertà di stampa ma la libertà di propaganda, scrive il New York Times

6 Agosto 2018 alle 08:56

Trump è debole e attacca la verità

Trump in Pennsylvania prima delle elezioni di medio termine (foto LaPresse)

Non è sano per un paese avere un presidente sempre all’attacco, che combatte nemici veri e immaginari, e promuove delle politiche tossiche che esaltano la frustrazione”, scrive Charles M. Blow sul New York Times. “I comizi di Trump sono un’orgia per il suo ego; riceve un’adulazione smisurata, e le folle si riuniscono per sfogare la loro rabbia in modo quasi religioso. Attraverso questa esperienza, loro vedono che non sono soli nella loro intolleranza, rabbia e regressione.

 

Nel comizio di Trump in Florida questa settimana, i suoi sostenitori hanno insultato e infastidito la stampa libera che Trump apostrofa continuamente con la falsa etichetta di ‘fake news’. Infatti, non esistono le fake news. Se un’informazione non è vera, non è una notizia. Le opinioni, come le mie, non sono notizie, anche se vengono pubblicate su un giornale o se vengono trasmesse da un’emittente televisiva.

 

Questa sciocchezza delle ‘fake news’ non c’entra nulla con la diffusione di informazioni false. Se così fosse, l’amministrazione potrebbe chiedere una lettera di scuse e la riceverebbe da ogni emittente credibile. No, Trump ha pervertito il significato della parola ‘fake’, che è diventata un sinonimo di tutto ciò che non gli piace. Trump non vuole la stampa libera, vuole la libera propaganda. La riceve dai suoi amici di Fox News, ma per lui non è abbastanza. Quindi usa il potere della presidenza per produrre la sua stessa propaganda, per inventare i fatti e cambiare il senso alle notizie.

 

Questa strategia funziona soprattutto sulla sua base repubblicana, e per lui questo è l’obiettivo. Loro credono che l’America sia stata fondata come un paese bianco e cristiano, e dovrebbe essere governata di conseguenza. Rimpiangono la perdita di cultura e di tradizioni, e sfogano la loro rabbia contro le minoranze e gli immigrati.

 

La base del Partito repubblicano è dominata dalla paura, e ha trovato in Trump il suo apostolo – un uomo che vende la rabbia, che ci sguazza. Sta attaccando l’inchiesta di Robert Mueller, da lui definita una ‘caccia alle streghe’. Sta attaccando l’Fbi. Sta attaccando i nostri alleati internazionali. Sta attaccando atleti e celebrità. Sta attaccando gli immigrati. Sta attaccando la stampa. Sta attaccando la verità. Non si comporta così perché è forte, ma esattamente perché non lo è. Trump è debole. Molto debole. Incredibilmente debole. Ma la sua debolezza è attenuata dal potere incredibile della presidenza e dal grande potere economico e militare dell’America.

 

Trump si sente più forte, e la sua base cavalca l’onda. I sostenitori evangelici di Trump lo considerano uno strumento imperfetto per raggiungere il loro obiettivo di un programma religioso implementato da giudici conservatori. I repubblicani tradizionali osservano le sue politiche di sgravi fiscali e deregulation, ma lo perdonano ed esultano. Sostenere un presidente che è circondato dalla corruzione è diventato il sottofondo dissonante di un uomo che è moralmente compromesso e la cui campagna potrebbe essere materialmente compromessa”.

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Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    06 Agosto 2018 - 17:05

    Il NYT è senza pudore intellettuale: la libertà di stampa non è altro che libertà di propaganda e viceversa. In tempora nostra sono due gemelli monovulari, omozigoti. Bah, chissà se nell'empireo liberal c'è un biologo, un genetista, che glielo spieghi?

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