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La censura non aiuta nessuno

Né le vittime né i liberal che la usano contro i nemici ideologici. Con la caccia all'eresia, si perde a prescindere, scrive il Guardian. Il caso Virgin Rail

5 Febbraio 2018 alle 10:46

La censura non aiuta nessuno

Richard Branson sale a bordo di un treno Virgin Rail (foto LaPresse)

"Il modo in cui pensate è importante quanto quello che pensate” ha scritto sul Guardian l’opinionista Nick Cohen. “Se credete di poter vincere la guerra iniziando una caccia all’eresia contro tutti quelli che deviano dalla giusta fede, non solo meriterete di essere giudicati perdenti in base a qualche aleatorio criterio morale. Perderete a prescindere, che lo meritiate o meno. Visto che perdere non è più un evento banale, nell’èra di Trump e della Brexit, vale la pena comprendere le conseguenze di andare oltre al vecchio principio liberale secondo cui solo i demagoghi che incitano alla violenza dovrebbero essere censurati. Il fatto è che i dibattiti non si fanno per convertire i propri oppositori, bensì per convincere gli indecisi, quelli che osservano in silenzio mentre giudicano quale posizione valga la pena sostenere. Dubito che gli indecisi annuiscano in segno di approvazione quando le università non permettono ad alcuni speaker di salire sui loro palchi, o quando i capitalisti di stato della Virgin Rail si rifiutano di distribuire il Daily Mail. Guardateli, e poi magari guardate voi stessi. Non è un gran vedere.

 

L’alt-right vuole provocare i liberal inducendoli a mostrarsi come repressivi: perché stare al loro gioco? I liberal ancora non capiscono che quando censurano stanno cadendo nella trappola del loro nemico. L’alt-right è un movimento tanto satirico quanto politico: più South park che West Wing. Preferisce di gran lunga trollare la cultura liberal piuttosto che governare. E’ proprio per questo che la Brexit e l’amministrazione Trump sono così disorganizzati. Viviamo in una cultura contraddittoria. Da un lato, i liberal dicono, giustamente, che i sessisti, i razzisti e gli omofobi sono degli irragionevoli bigotti. Dall’altro, scappano quando hanno la possibilità di affrontarli di petto. Se non siete in grado di battere un bigotto in un dibattito, non dovreste censurarlo bensì fare un passo di lato e lasciare spazio a chi è in grado di vincerlo. Non è che abbiano chissà quali argomenti vincenti da sfoderare eh. Tentiamo un esperimento filosofico: anche se doveste sopprimere la stampa destrorsa e i social media destrorsi, come tanti liberal sembrano voler fare, non censurereste le idee destrorse, piuttosto causereste una conversione di massa ricoprendoli con la patina dorata della dissidenza. La ragione nascosta di questa censura moderna è essenzialmente religiosa: l’affermazione del bisogno di sfoggiare la propria correttezza, il proprio avere ragione. E’ un’emozione egocentrica e frivola cui lasciarsi andare, in un’epoca in cui la posta in gioco non potrebbe essere più alta, e ogni oppositore del populismo dello status quo dovrebbe concentrarsi a convertire gli indecisi, piuttosto che spingerli nelle braccia dei propri oppositori, che vi sono riconoscenti”.

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