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Imbarazzi e verità di Pd, M5s, +Europa, Italia Viva, Avs e Azione sull'Ucraina spiegati dall'Ai

Dall'equilibrio instabile dei dem all'imbarazzo strutturale dei Cinque stelle, fino all'iper-realismo del partito di Calenda, che finisce per mettere in difficoltà non tanto l’opposizione quanto il sistema politico nel suo complesso. Una lettura delle sei risoluzioni presentate dai partiti

Mozione del Partito Democratico (6-221)

L’elemento di imbarazzo del Pd è il suo equilibrio instabile: il testo è fortemente atlantista nei presupposti, ma politicamente inquieto nelle conclusioni. Da un lato ribadisce il pieno sostegno militare e politico all’Ucraina; dall’altro insiste sul rischio che le divisioni nella maggioranza indeboliscano l’Italia, quasi più preoccupato della coerenza interna del governo che della strategia occidentale. La sintonia inattesa emerge con Italia Viva e +Europa: l’idea che il vero problema sia l’ambiguità della maggioranza e non la linea di fondo sull’Ucraina crea un asse riformista trasversale. Ma c’è anche una consonanza indiretta con la maggioranza stessa, quando il Pd rivendica il ruolo del Parlamento e la necessità di trasparenza, temi usati anche dal governo per raffreddare le tensioni interne. Il messaggio agli alleati di coalizione è duplice: ai riformisti si dice “siamo ancora affidabili sull’Occidente”; alla sinistra interna si manda un segnale di contenimento, evitando rotture frontali sul piano militare. È una mozione che guarda più agli equilibri futuri del campo progressista che all’Ucraina in sé.

 

Mozione del Movimento 5 Stelle (6-222)

L’imbarazzo del M5s è strutturale: la mozione tenta di nobilitare una posizione di ritirata strategica mascherandola da legalismo costituzionale. L’insistenza sull’articolo 11, sulla trasparenza e sulla rendicontazione delle spese militari serve a coprire una scelta politica netta: interrompere l’invio di armi. La sintonia inattesa è con alcune frange della Lega e con settori dell’opinione pubblica stanchi del conflitto, ma anche – paradossalmente – con l’impostazione trumpiana evocata nel testo, quando si legittima l’idea di un negoziato rapido anche a costo di sacrificare l’equilibrio europeo. Il messaggio agli alleati è esplicito: al Pd si dice “scegliete da che parte stare”, alla sinistra pacifista si offre una casa politica coerente, all’Europa si manda un segnale di distacco. È una mozione che parla poco all’Ucraina e molto alla politica interna italiana, usando la guerra come terreno identitario.

 

Mozione di Alleanza Verdi-Sinistra (6-224)

L’imbarazzo della mozione Avs sta nella sua radicalità selettiva: una critica durissima alla militarizzazione europea che però evita accuratamente di misurarsi con le conseguenze concrete di un disimpegno occidentale. Il testo è densissimo, colto, documentato, ma politicamente irrisolto: denuncia l’ordine internazionale che crolla senza spiegare come difenderne uno nuovo. La sintonia inattesa è con il M5s sul rifiuto dell’invio di armi e sulla centralità del negoziato, ma anche con alcune letture sovraniste quando si attacca la subordinazione europea agli Stati Uniti. Il messaggio agli alleati è interno alla sinistra: si propone una linea di testimonianza morale più che di governo, rivendicando coerenza anche a costo dell’irrilevanza. All’esterno, il segnale è di rottura con il mainstream europeo. È una mozione che parla soprattutto a un elettorato identitario, meno alle dinamiche reali del conflitto.

 

Mozione di +Europa (6-225)

L’imbarazzo di +Europa è opposto a quello di Avs: la mozione è talmente coerente, europeista e atlantica da apparire quasi isolata nel dibattito parlamentare. Nessuna ambiguità sugli aiuti militari, nessuna concessione al pacifismo retorico, forte insistenza sull’autonomia strategica europea e sull’uso dei beni russi congelati. La sintonia inattesa è con Italia Viva e, su alcuni punti, con il Pd più riformista e con Forza Italia, creando una minoranza trasversale iper-coerente ma numericamente fragile. Il messaggio agli alleati (e agli avversari) è netto: chi tentenna indebolisce l’Europa. Ma c’è anche un messaggio implicito di solitudine politica: +Europa si candida a coscienza occidentale del Parlamento, accettando il rischio dell’irrilevanza pur di non annacquare la linea. È una mozione che parla più a Bruxelles che a Montecitorio.

 

Mozione di Italia Viva (6-227)

L’imbarazzo di Italia Viva è quello di chi ha ragione troppo presto: la mozione è lucida, dettagliata, fortemente allineata alla Nato, ma politicamente scomoda perché mette a nudo le contraddizioni della maggioranza, soprattutto sul rapporto con Orbán e sulla postura ambigua di Meloni. La sintonia inattesa è con +Europa e con una parte del Pd, ma anche con settori della maggioranza atlantista che però non possono dirlo apertamente. Il messaggio agli “amici” è chiarissimo: a Meloni si dice che non può stare contemporaneamente con Orbán e con l’Occidente; a Forza Italia si offre una sponda naturale; alla Lega si lancia una sfida frontale. È una mozione che non cerca compromessi ma linee di frattura, usando l’Ucraina come cartina di tornasole della credibilità internazionale dell’Italia.

 

Mozione di Azione – Ucraina 2026

L’elemento di imbarazzo della mozione di Azione sta nel suo iper-realismo, che finisce per mettere in difficoltà non tanto l’opposizione quanto il sistema politico nel suo complesso. È un testo che non concede alibi: snocciola dati, confronti europei, percentuali sul Pil e classifiche del Kiel Institute, mostrando senza retorica che l’Italia ha tenuto una linea di continuità formale mentre riduceva, nei fatti, il proprio contributo militare. L’imbarazzo è doppio: per la maggioranza, perché viene smentita la narrazione della coerenza atlantica; per una parte dell’opposizione pacifista, perché la mozione lega in modo esplicito resistenza militare ucraina e possibilità di una pace non punitiva per Kyiv.

La sintonia inattesa è con +Europa e Italia Viva, sulla necessità di assumere fino in fondo la svolta europea (debito comune, garanzie di sicurezza, partecipazione ai “Paesi volenterosi”), ma anche con il Pd riformista, quando Azione insiste sull’idea che il negoziato senza forza alle spalle sia una finzione diplomatica. La distanza è netta, invece, dalle mozioni M5s e Avs, che qui appaiono fuori asse rispetto al quadro europeo.
Il messaggio politico implicito agli alleati è chirurgico: l’ambiguità non è più sostenibile. Alla maggioranza si dice che l’atlantismo non può essere solo dichiarato; ai partner europei si segnala che l’Italia rischia di restare nella seconda fila se non accompagna le parole con risorse e scelte industriali. È una mozione che non cerca consenso largo, ma posizionamento strategico.

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