"Il canto del mare". Madre e figlio insieme a seguire il tragitto delle balene e di sé stessi

Giacomo Giossi

Il bellissimo reportage autobiografico di Doreen Cunningham, tradotto da Duccio Sacchi per Einaudi, si muove attorno al tentativo di riprendere le redini della propria vita e quindi delle proprie relazioni. Un doppio libro: testo di storia naturale e racconto di un viaggio di ricostruzione

Il cambiamento climatico, prima ancora che un fenomeno, è un’espressione che non contiene tutta la valenza di una mutazione che riusciamo realmente a percepire solo in parte. Al di là dei dati scientifici oggettivi sarebbe necessario infatti non tanto pesare questo cambiamento su sé stessi, ma sulle nostre relazioni, a partire da quella che incide una madre e un figlio.

 
Percepiamo un cambiamento radicale, ma ancora non abbiamo compreso del tutto da che cosa origini. Ci sono degli elementi duri che danno il senso di un’urgenza e di un radicale e rapido ripensamento economico e produttivo a livello globale, ma ancora poco è stato indagato su quando e come quel rapporto virtuoso col mondo sia poi saltato per aria senza che veramente ce ne accorgessimo. Quando la relazione tra noi e il mondo è stata interrotta? Viviamo da separati in casa con la casa stessa. E anche nelle migliori intenzioni la relazione uomo natura è percepita come strumentale: serve per la nostra sopravvivenza. Dobbiamo imparare a limitare il più possibile il nostro debordante peso sul mondo. Tutto estremamente sensato e utile, ma difficile da attuare, se l’approccio non implica un ripensamento intimo di noi stessi e la percezione che abbiamo del mondo e nel mondo degli altri attorno a noi. Attorno al tentativo di riprendere le redini della propria vita e quindi delle proprie relazioni si muove il bellissimo reportage autobiografico di Doreen Cunningham, Il canto del mare (Einaudi), tradotto da Duccio Sacchi.

  

Cunningham si trova a un punto di svolta obbligato dell’esistenza. La sua condizione economica è definibile come indigente, la sua brillante carriera sembra ormai alle spalle così come la sua ultima relazione sentimentale. Cunningham è ufficialmente una donna sola con un figlio piccolo e con grossi problemi economici. La soluzione diviene così quella apparentemente più folle e azzardata: seguire il tragitto delle balene dal Messico all’oceano dell’Artico. E sopratutto affrontare questo viaggio insieme a Max, il figlio di due anni. Perché questo fanno le balene: dopo aver partorito ritornano dal Messico con i cuccioli affrontando insieme un lungo viaggio. Cunninghan vuole tornare a Utqiagvik, in Alaska dove da ragazza ha trascorso alcuni tra i più esaltanti mesi della sua vita all’interno di un campo di ricerca. Laureata in ingegneria, l’autrice è stata, prima di diventare una giornalista, ricercatrice per conto del Natural Environment Research Council e per la Newcastle University.

 

Il canto del mare è un doppio libro, da un lato un testo di storia naturale, dall’altro il racconto di un viaggio di ricostruzione. Due movimenti che inevitabilmente e virtuosamente si intrecciano dando luogo a una narrazione appassionante. Il canto del mare si regge su una forma inedita di eroismo che va al di là della mitologia sulle balene a cui tanto la grande letteratura si è dedicata. Quello di Cunningham e di Max è un eroismo minimo - eppure ad alta intensità - che contiene una forma di coraggio rocambolesco, capace di immaginare una realtà diversa. Uno sforzo a tratti sovrumano che deve scontrarsi non da ultimo con la perplessità della gente. Ma anche un viaggio che trova sempre nuovi motivi per essere compiuto grazie a una cura che sorprendentemente lungo il percorso alcune persone sanno offrire. 


Trasformazione e ricostruzione, riconoscimento e attraversamento sono  gli elementi portanti di un libro che offre un nuovo sguardo sulle possibilità di essere madri e di essere figli: “Mi ero sentita straordinariamente viva, connessa alle altre persone e al mondo della natura. Se solo avessi potuto sentirmi di nuovo a quel modo, e trasmettere anche a Max quella sensazione!”.  
 

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