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Il figlio

Una bella luminosità, un calore nuovo. Pronta al cambiamento

Annalena Benini

Che cosa significa sentirsi strani? Forse sono troppo sensibile, forse sto entrando in quella fase di cui le mie amiche parlano tanto e che accetterò. Oppure ho il Covid

Quindi finalmente due giorni al mare. Non proprio mare vero, più mare a metà, di fretta, che lo vedi e ci cammini accanto con un po’ di diffidenza e disabitudine, forse farò un bagno veloce a un certo punto ma faticosamente per la questione delle alghe in cui si affonda come nelle sabbie mobili, però dai, di che ti lamenti, pensa a quelli, davvero tanti, che sono in città con il Covid, poveretti. Infatti non mi lamento, queste alghe sono anche ecologiche e sono carine le signore che fanno risveglio muscolare accanto a un uomo col megafono che le incita, forse esagero nel non amare i megafoni, forse dovrei risvegliarmi muscolarmente anche io, comunque mi sono un po’ abbronzata, tornerò a casa e dirò: ho staccato la spina. Forse mi sono un po’ scottata perché sento molto caldo alla faccia e nel corpo, molto caldo alle braccia e alle gambe, il primo mare fa così, non ho mai imparato a non prendermi un’insolazione. Strano però, sono stata sempre all’ombra a chiedermi che cosa ci faccio qui, che cosa sono queste alghe e perché c’è un uomo quasi nudo che urla nel megafono: svegliatevi bambine. Smettila di lamentarti, non è strano, è stato il passaggio dal vento con il sole a picco all’auto congelata: se entri accaldata in un’auto con l’aria condizionata accesa e ci stai due ore, non è che quando arrivi a Roma e come al solito baci la terra (anche se è asfalto rovente) poi non ti senti strana. Mi sentivo strana, era normale. Se uno si sente strano che cosa fa? Io di solito mangio una pizza. La pizza aveva però un sapore strano. Se la stranezza persiste, allora ci si cosparge di crema per combattere l’insolazione. Aloe novantanove per cento, per due ore di seguito, fino a che il corpo dice basta, preferisco l’insolazione a questa roba appiccicosa. Anche questo è strano. Forse sono io che ho un carattere impossibile, incapace di adattarmi a un tranquillo weekend al mare. Dovrei fustigarmi, o almeno: lavorare su me stessa. Non puoi staccare la spina se prima non hai lavorato su te stessa, del resto, mi sembra che fosse quello il messaggio profondo dell’uomo nudo col megafono. 


Che pensieri strani, sarà tutta questa aloe appiccicosa che mi incolla il lenzuolo addosso, sarà l’idea della finitezza dell’esistenza. Mi sembra quasi di avere la febbre, sono davvero troppo sensibile. Non è una sensazione che il mattino se ne va, persiste, anzi aumenta. Forse sta per avvenire un cambiamento, è anche l’età, le mie amiche me lo ripetono ossessivamente: a un certo punto si cambia. Di solito mi arrabbio, ma stavolta no. Va bene, sono pronta, lo accetterò. Ma prima devo occuparmi di mio figlio, ha due linee di febbre, meglio fare un tampone. Va bene amore della mamma, se hai paura del coso nel naso lo faccio anche io insieme a te, cosa vuoi che sia. Anzi lo faccio prima io, così ti rassereni. Ho lavorato su me stessa questo weekend, sono molto comprensiva verso i bisogni degli altri. Forse questo calore che sento è proprio calore verso il prossimo, è la mia naturale luminosità. Mamma hai sentito? Sei positiva, anche molto. Mamma, hai il Covid. Io invece non ho niente. Mamma, mi senti? Certo che ti sento, non sono ancora diventata sorda. Spicciati, vai a casa, per forza ho il Covid, con quello che mi fate passare ogni giorno il Covid è il minimo. Ma io ve lo dico, guarisco e me ne vado, ah se me ne vado. Mi rimpiangerete.

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  • Annalena Benini
  • Annalena Benini, nata a Ferrara nel 1975, vive a Roma. Giornalista e scrittrice, è al Foglio dal 2001 e scrive di cultura, persone, storie. La rubrica di libri Lettere rubate esce ogni sabato, l’inserto Il Figlio esce ogni venerdì ed è anche un podcast. Ha scritto e condotto il programma tivù “Romanzo italiano” per Rai3. Il suo ultimo libro è “I racconti delle donne”. E’ sposata e ha due figli.