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Sessismo, antisemitismo, oscurantismo, abigeato. E Gadda, Parise, Pavese, Ginzburg

Gadda abitava in una via a forte rischio di refuso, Pavese oggi verrebbe accusato di sessismo e non solo. Lo scambio di lettere tra Guia Soncini e Annalena Benini 
 

31 Marzo 2019 alle 06:00

Sessismo, antisemitismo, oscurantismo, abigeato. E Gadda, Parise, Pavese, Ginzburg

(Foto Pixabay)

Cara Annalena, tornavo da un concerto di Paolo Conte; l’avevo trascorso pensando che, se la incidesse oggi, quella canzone in cui “le donne odiavano il jazz” verrebbe bruciata sul rogo dell’era della suscettibilità: sessista, misogino, tutti maschi, e chi più cancelletti ha più ne metta. Ho aperto l’Adelphi per-darsi-un-tono-in-viaggio che avevo con me, mi sono messa a leggere le lettere tra Gadda e Parise, e sono arrivata alla questione dell’indirizzo: Gadda abitava in una via a forte rischio di refuso. Non sbagliava a scriverla solo Parise: nel ’57, Giovanni Comisso gli manda una cartolina che ti trascrivo solo se mi prometti che non lo dici all’internet. “Caro Gadda, ti scrivo proprio per protestare contro la mentalità del comune di Roma che mette a una strada di questo popolo analfabeta il nome così arduo di Blumenstihl, vorrei sapere come lo scrivono e lo pronunciano i romani. Deve essere un parente della Ginzburg che odio per il nome”. Se Twitter se ne accorge, il povero Comisso e il suo timore dei refusi li giustizia a cancelletti: sessismo, antisemitismo, romanofobia, forse pure abigeato.

 

Guia Soncini

 

Cara Guia, se mi prometti che non lo dici a questo inserto, ti trascrivo una cartolina che Cesare Pavese mandò proprio a Natalia Ginzburg nel 1941: “Cara Natalia, la smetta di fare bambini e scriva un libro più bello del mio”. Sessismo, antisemitismo, paternalismo, oscurantismo, bambinofobia, praticamente infanticidio. E però, mai un refuso.

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