Libertà e perline

Storia di Anita e Lollo, le amiche geniali che a dieci anni si portano già a casa il mondo

Annalena Benini

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benini@ilfoglio.it

Libertà e perline

I quadri di Anita e Lollo

Cara Annalena, ogni sera per addormentarsi i miei figli chiedono “le storie dei paesi”, la loro versione di “che cosa hai fatto oggi?”. E’ il mio modo di tenerli attaccati a quel che faccio, è il loro modo per acquietare l’insofferenza verso il mio lavoro, che toglie tempo e attenzioni. In questi anni abbiamo parlato molto della guerra, dell’America che cambia, della Russia, soprattutto della Siria. Mio padre dice che li indottrino – riusciamo a discutere su Putin anche attraverso i nipoti, che comunque sono d’accordo con me – io penso di fornire loro gli strumenti per capire quello che hanno intorno, per sbirciare fuori dal loro piccolo mondo, per non avere paura, soprattutto. A volte temo di sbagliare, quando li sento dal bagno mentre si lavano i denti che fanno l’elenco dei metodi con cui “impacchetterebbero” Assad perché non sganci più bombe e intanto ripetono gli ingredienti per fare lo slime in casa. Mi chiedo se sia giusto invadere i giorni dei bambini con affari così grandi e dolorosi e talvolta incomprensibili anche agli adulti.

 

Poi un giorno è arrivata Anita con la Lollo, la sua amica geniale, e insieme mi hanno detto: vogliamo fare una associazione per aiutare i bambini siriani, raccoglieremo soldi vendendo dei quadretti fatti da noi. La mamma di Lollo e io forniamo le cornici, loro prendono le perline che si stirano e fanno le loro creazioni. Si sono divise i compiti, ogni sera si aggiornano su quel che hanno fatto, ogni fine settimana da settembre a oggi sono andate a vendere i loro quadretti, al parco, per la strada, quando piove ne fanno altri, si sono fatte aiutare dai loro fratelli, hanno spiegato ai passanti perché sono solidali con i bambini siriani, hanno messo i soldi guadagnati nel portafoglio che ora è in cassaforte perché nulla è più prezioso di questa loro missione. Ora sono indaffarate per i mercatini di Natale, si alzano prima per preparare qualche quadretto in più, di sera rinunciano alla televisione per farne altri (se tu o qualcun altro siete interessati, mandate un’email: le ragazze lavorano anche su commissione, fino a metà dicembre). Quando il fratellino di Anita dà una mano, a volte poi chiede: posso tenermi due euro che compro lo slime?, e lei lo guarda inorridita: ma come fai anche solo a pensare che quei soldi servano a te?

 

Hanno scoperto la solidarietà tra un quadretto e l’altro, dicono a chi compra che manderanno quel che hanno guadagnato in Siria entro Natale, perché così quei bambini magari potranno chiedere un giocattolo. Ma si guardano e sanno già che no, non ci saranno giochi per i loro amici siriani, ma magari scarpe, maglioni, anche un maestro per andare a scuola. Poi un giorno li andiamo a trovare, si dicono con una serietà allegra, e io ho smesso di chiedermi se indottrino i miei figli, se li metto di fronte a storie troppo grandi: loro non hanno paura, il mondo se lo sono già portato in casa, e non vogliono sapere se è brutto, sono bambini, vogliono cercare di cambiarlo.

 

Paola Peduzzi

per i quadretti di Anita e Lollo scrivere a anitaelollo@gmail.com

 

Cara Paola, ieri sera mi hai mandato questa lettera e io l’ho letta e mi sono commossa. Sei cretina, mi sono detta, piangi per i quadretti di Snoopy. A parte che Snoopy mi commuove sempre, ho visto da poco Anita, tua figlia, a Milano, mentre ti ascoltava discutere in pubblico di Europa e libertà, l’ho vista mentre diceva a suo fratello: stai zitto, che la mamma sta parlando. Era bellissima, seria, contenta. Anita è arrivata mentre eravamo già tutti qui in redazione, mi ricordo la tua ultima sigaretta e mi ricordo la tua pancia che cresceva davanti alla scrivania (quando la scrivania era ancora una montagna di giornali di carta): eravamo pieni di speranze e di casini e di idee sul mondo che abbiamo anche cambiato, ma non le abbiamo cambiate nella sostanza. Non abbiamo mai smesso di cercare di indottrinarci, come dice tuo padre, dentro e fuori di qui. Adesso Anita ha dieci anni e quando fra non molto le chiederanno quali sono i suoi modelli (è una domanda inevitabile per le donne che cambiano il mondo), lei dirà: mia madre, e io piangerò ancora, tu anche. Voglio Snoopy, naturalmente. Ma anche un cavallo, un pinguino e un lupo. Se il lupo è complicato va bene anche un maiale, ha detto mio figlio, a cui qualche giorno fa ho chiesto, pensando intensamente ad Anita, di ascoltarmi mentre provavo a mettere insieme un intervento su Virginia Woolf. Ha detto: no però mamma dai non puoi, indietreggiava verso il corridoio e a un certo punto è proprio scappato correndo. Allora l’ho chiesto a mia figlia, che ha fatto la faccia della morte. Alla fine l’ho ripetuto al gatto e mi è sembrato piuttosto contento, anche se comunque dormiva.

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