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il bi e il ba

Bruno Contrada è morto, la cultura della giurisdizione per certi pm non è mai nata

Guido Vitiello

Dal circo dell'antimafia professionistica allo scandaloso caso del "pentito" Francesco Marino Mannoia. Un ricordo e un brano dal libro "Lo sbirro e lo Stato" di Lino Jannuzzi (Koiné 2008)

In morte di Bruno Contrada, c’è da scommetterci, il circo dell’antimafia professionistica si esibirà nei numeri più applauditi del suo repertorio: la spada di maramaldo, il calcio dell’asino, la fossa dei coccodrilli. Vi faccio io la rassegna stampa precognitiva, come i tre albini a bagnomaria di Minority Report, così vi risparmio la fatica e l’incazzatura. Ci sarà quello che scriverà che la condanna è stata revocata ma i pubblici ministeri avevano comunque ragione, quello che cavillerà sulle formule giuridiche, visto l’articolo ics e ai sensi dell’articolo ipsilon, quello che scriverà che Caponnetto gli ha detto che Falcone gli ha sussurrato che Borsellino gli ha fatto capire con uno sguardo che Contrada era un cornutone, e quello, più pavido, che farà un ritratto a carboncino parlando di ombre, risvolti e misteri mai del tutto chiariti. Solita roba.

Venendo a cose più utili, trascrivo qui un brano dal libro che Lino Jannuzzi dedicò al caso Contrada, Lo sbirro e lo Stato, pubblicato da Koinè nel 2008: “Il caso del ‘pentito’ Francesco Marino Mannoia è ancora più clamoroso e scandaloso. Nel corso del processo di primo grado Mannoia depone che Contrada e Riccobono facevano i confidenti l’uno dell’altro, e Contrada viene condannato. Al processo di Appello gli avvocati di Contrada scoprono che esistono i verbali di due precedenti interrogatori di Mannoia, dove il ‘pentito’, richiesto dai pm se sa e può dire qualcosa di Contrada, dichiara di non saperne assolutamente nulla. Il presidente della Corte d’Appello, la prima, quella che assolverà Contrada, domanda ai pm perché i verbali di quei due interrogatori sono stati nascosti e non sono stati portati al processo. Il pm Antonio Ingroia gli risponde che non hanno portato quei verbali perché ‘li avevamo ritenuti irrilevanti perché non riferivano alcuna circostanza a carico di Contrada’ e perché l’accusa ‘è interessata solo ai documenti che sono a sostegno delle tesi accusatorie’”. Contrada è morto, la cultura della giurisdizione per certi pubblici ministeri non è mai nata.

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