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IL BI E IL BA

La sinistra e il suo fantasma giuridico, il diritto internazionale

Guido Vitiello

Una sinistra degna del nome oggi avrebbe l’istinto generoso di sostenere in tutti i modi i giovani iraniani, per incoraggiare la loro liberazione pur nelle condizioni tragicamente imperfette in cui avviene, anziché starsene fuori con in mano una copia della Carta delle Nazioni Unite

Vi ricordate, prima del D’Alema cinese e del D’Alema colombiano, l’anno del D’Alema in costume britannico, quello della rivoluzione liberale che incrociava le spade con Cofferati? Ogni tanto rivado a un suo celebre discorso del 1997 in cui parlava, tra le altre cose, della sinistra e dei lavoratori precari: “Noi dovremmo preferire essere lì con quei lavoratori, e negoziare quel salario, per migliorarlo, negoziare i loro diritti anziché stare fuori da quelle fabbriche con in mano una copia del contratto nazionale di lavoro”. All’epoca pensai che la frase riguardasse solo il mercato del lavoro, e che indicasse un bivio un po’ generico tra una postura rigidamente ideologica, ma inconcludente, e un atteggiamento pragmatico e riformatore. Con gli anni ho dovuto constatare che lo schema si replicava in molti altri ambiti, e che aveva implicazioni più profonde. Di volta in volta era la Costituzione intoccabile, lo Statuto dei lavoratori intoccabile, l’ordinamento giudiziario intoccabile – e non uno iota doveva cadere dal ddl Zan!

All’ombra di un idolo di carta, vedevo crescere sentimenti politici e impolitici intrecciati: una specie di ripicca puerile per un mondo che non va nella direzione giusta, una disposizione schizzinosa e risentita verso la vita così com’è, il testo sacro secolare usato come surrogato dell’utopia o come metro masochistico su cui misurare le miserie del mondo, ma anche la rassegnazione malinconica di chi, sentendo di non poter agire sulla realtà, sa solo sventolarle in faccia un fantasma giuridico. Ora lo schema si ripete con il diritto internazionale. Che è importante e va tenuto caro con tutta la sua ipocrisia (che è pur sempre, direbbe La Rochefoucauld, un omaggio reso dal vizio alla virtù). Ma non posso fare a meno di pensare che una sinistra degna del nome oggi avrebbe l’istinto generoso di sostenere in tutti i modi i giovani iraniani, per incoraggiare la loro liberazione pur nelle condizioni tragicamente imperfette in cui avviene, anziché starsene fuori con in mano una copia della Carta delle Nazioni Unite.

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