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il bi e il ba
Le proteste ininfluenti e piene di snobismo delle transfemministe di Nonunadimeno
Il movimento femminista questa volta ha censurato la presentazione del libro "Donna si nasce" perché "ha un titolo evidentemente provocatorio", accusando le autrici di omolesbobitransfobia. Un mostro verbale usato da adolescenti spesso di sessant'anni
La ricetta per questi pasticci è nota: un gruppuscolo di intolleranti, degli amministratori pilateschi che gliela danno vinta, un evento cancellato, e come guarnizione una spolverata di giustificazioni stile Fracchia e di comunicati imbarazzanti. Stavolta nel paiolo (anzi, nel wok) c’era un libro di Adriana Cavarero e Olivia Guaraldo, Donna si nasce, che doveva essere presentato a Bologna; a contestarlo le transfemministe di Nonunadimeno; a farsi intrecciare i diti è stata Laica Montanari, responsabile dell’organizzazione, che ha spiegato la scelta con le “contestazioni troppo passionali” (insomma, le abbiamo censurate perché le amavamo troppo); e a scrivere il comunicato è stata Nonunadimeno Bologna. Vi si legge, tra l’altro, che il libro “ha un titolo evidentemente provocatorio” (invidio le risate dei posteri davanti a un’epoca in cui la frase “donna si nasce” poteva creare problemi di ordine pubblico) e che c’è molto da fare “sul piano della decostruzione della bianchezza egemonica, dell’omolesbobitransfobia e razzismo interiorizzati”. Cavarero ha commentato su Facebook, gigioneggiando un poco: “Mi sono state fatte delle accuse ma non sono sicura di capire questa parola: omolesbobitransfobia (penso a quando andavo a parlare alle operaie della Dalmine e ci si capiva perfettamente! Com’è cambiata la militanza!)”. Magari fosse cambiata solo la militanza, cara Adriana, è cambiato tutto, e sta via via scomparendo la possibilità di una lingua comune. In una società divisa per bolle, tanto più introverse quanto più ideologizzate, l’endogamia linguistica partorisce mostri verbali che hanno tutti i tratti dei gerghi delle subculture adolescenziali: segnaletiche di appartenenza tribale-settaria al servizio di strategie di distinzione e di snobismo, ininfluenti nel mondo extra bullam. Non fosse che a usarli sono spesso adolescenti di sessant’anni suonati, intestandosi lotte che potrebbero interessare tutti, quelli che hanno letto un milione di libri e quelli che non sanno nemmeno parlare. Anche le operaie eterocismetalmeccaniche.