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il bi e il ba

La semplificazione propagandistica del fronte del No ripropone i soliti schemi di 40 anni fa

Guido Vitiello

Le argomentazioni portate avanti dai sostenitori del No al referendum sulla giustizia utilizzano da sempre la stessa rozza schematizzazione: contrapporre buoni e cattivi per evitare il merito della questione, con toni troppo spesso esasperati

Sono giorni di déjà-vu. “Che i cattivi votino sì e i buoni no è una semplificazione preoccupante per l’impostazione eticizzante che lascia trasparire”, ha detto ieri all’Unità l’avvocato Valerio Spigarelli, già presidente dell’Unione delle camere penali. Si riferiva a Gratteri e alla sua campagna che merita, per me, un solo aggettivo: fumettistica. Non fosse che i fumetti hanno almeno il pregio della chiarezza espressiva, sono icastici e didascalici: i ladri indossano una mascherina nera, gli ispettori portano nomi come Manetta, gli spari fanno bang, le porte slam! Solo un bambino può prenderli sul serio. Ben più insinuante è lo stile di un Gherardo Colombo, astro nascente del fronte del no, che dice le stesse banalità di Gratteri ma le mette in bella copia, a beneficio del ceto medio riflessivo. Ma veniamo ai déjà-vu. Spigarelli è tra i fondatori del comitato per il sì Pannella-Sciascia-Tortora, triade che mi riporta a un vecchio libro di Raffaele Genah e Valter Vecellio, Storia di un referendum, edito da SugarCo alla fine del 1987 e dedicato alla battaglia per la responsabilità civile. Cito un passo dalla prefazione di Ugo Intini: “Abbiamo visto nei sostenitori del no, tra molti ragionamenti consistenti e validi, suggeriti da buone intenzioni e da onesti convincimenti, troppo spesso i toni dell’invettiva e della esagerazione, mal conciliabili con la natura di élite del loro schieramento. E soprattutto un’altrettanto mal conciliabile semplificazione propagandistica, in stridente contrasto con il principio di rispetto reciproco tipico delle competizioni democratiche. Una rozza schematizzazione che così si può riassumere: da una parte, secondo questa semplificazione, stavano le persone per bene, i grandi giornali, i giudici, gli intellettuali, gli opinion makers, gli onesti, coloro che ‘sanno’ e che rappresentano il sano corpo della società civile; dall’altra i partiti, i politicanti, i demagoghi, i corrotti che temono i rigori di una giustizia indipendente, gli arroganti del ‘Palazzo’”. Quarant’anni dopo siamo sempre lì.

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