Foto ANSA
IL BI E IL BA
Il ritratto il buon credente, secondo Dario Antiseri
La mitezza che aveva nel professarsi cristiano e lo sconcerto nel citare la famosa lettera del 1854 di Dostoevskij alla Fonzivina, in una conferenza di quasi trent’anni fa. Un ricordo
La famosa lettera del 1854 di Dostoevskij alla Fonzivina – “se qualcuno mi dimostrasse che Cristo è fuori dalla verità e se fosse effettivamente vero che la verità non è in Cristo, ebbene io preferirei restare con Cristo piuttosto che con la verità” – mi sovviene nel giorno della morte di Dario Antiseri, filosofo cattolico e popperiano. Vorrei dire: cattolico di rito popperiano. Gliela sentii citare con sconcerto in una conferenza di quasi trent’anni fa, ragazzino tra altri ragazzini affascinati dalla scoperta del liberalismo. Ma come si può, domandava Antiseri, aggrapparsi a una fede anche dopo che è stata dimostrata falsa? E aggiungeva che il buon credente è colui che dice: “Spero che il mio Dio sia quello vero”, non chi pretende di saperlo già. Mi fece simpatia la mitezza di quel suo modo di professarsi cristiano, e più ancora mi fece simpatia lui, per la sua fisionomia da buon papà e per la sua postura, così aperta nei gesti e nel sorriso.
Poco dopo aggiunse alcune riflessioni, che proprio non ricordo, intorno alle famose tesi popperiane sulla necessità di una “fede irrazionale nella ragione”, tesi che in quel contesto – e solo in quel contesto, non certo quando le lessi in coda alla Società aperta e i suoi nemici – mi suonarono quasi come una variazione razionalista sul proclama dostoevskiano: se qualcuno mi dimostrasse che la ragione è fuori dalla verità, ebbene io preferirei stare con la ragione piuttosto che con la verità. Sottolineo che dico tutto questo come ricordo personale, per giunta di un non filosofo: non ho letto abbastanza Antiseri, e forse neppure Popper, per dire qualcosa di sensato; anzi, mi scuso in anticipo per le cantonate che avrò senz’altro già infilato in queste poche righe. Ma l’idea che una fede religiosa si possa considerare, almeno in parte, come un’ipotesi scientifica da sottomettere all’ordalia della falsificazione popperiana non poteva che tornarmi in mente nel giorno in cui Antiseri ha ottenuto finalmente la sua risposta.