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IL BI E IL BA
Poche parole per spiegare i molti silenzi di Albanese sull'Iran
La relatrice Onu, di solito così loquace su ogni materia dello scibile, si è ammutolita di colpo davanti alla carneficina che il regime iraniano sta perpetrando nei confronti del suo stesso popolo. La filologia torna utile
La filologia conduce al delitto, dice la governante in un dramma di Ionesco. Sarà; ma a volte conduce semplicemente al luogo del delitto, e consente di sorprendere il colpevole in flagranza. In tanti si sono domandati perché Francesca Albanese, di solito così loquace su ogni materia dello scibile, sia ammutolita di colpo davanti alla carneficina che il regime iraniano sta perpetrando nei confronti del suo stesso popolo. Al netto della sua autodifesa tartufesca (l’Iran non rientra nel suo mandato, dice), ci sono molte risposte possibili, che seguendo vie diverse arrivano più o meno alla stessa conclusione. Io propongo di battere il sentiero della filologia. Ma forse filologia è dir troppo: chiamiamola caccia alle parole, un inseguimento che ha fine solo quando si individua la loro tana. Giorni fa, in un forum organizzato da Al Jazeera, la special rapporteur ha detto, a proposito di Israele: “Noi, come umanità, abbiamo un nemico comune”. E ha usato la parola humanity, che ha connotazioni morali, non mankind.
La formula non è nuova; anzi, è documentata fin dagli anni Cinquanta. Yehoshafat Harkabi, che fu capo dell’intelligence militare israeliana in quegli anni, la registra come “una frase che si trova negli scritti arabi per designare Israele” (The Palestinian covenant and its meaning, 1979), così da presentare la guerra al sionismo come un’impresa sublime che ha per posta la salvezza della nostra anima. Dall’Egitto – dove la consacrò un libello dell’uomo di stato Muhammad Ali Aluba, La Palestina e la coscienza dell’umanità, pubblicato postumo al Cairo nel 1964 – ai documenti dell’Olp alla propaganda sovietica e terzomondista, “Israele nemico dell’umanità” diventa un Leitmotiv dell’opera d’arte globale antisionista. Ma forse la formulazione più facilmente sovrapponibile a quella di Albanese è un’altra, un po’ più recente: Israele è “nemico del genere umano e dell’umanità”. Così parlò l’ayatollah Khomeini, in un messaggio agli sciiti libanesi del giugno 1979. Poche parole, che spiegano però molti silenzi.