il bi e il ba

L'antisemitismo mascherato

Guido Vitiello

La didascalia che accompgana il post dei Giovani democratici di Bergamo serve solo da paravento. L’odio disperato rivive tra due virgolette ironiche e ammiccanti

Questa non è una pipa. Mercoledì sulla pagina Facebook dei Giovani Democratici di Bergamo – quelli che a novembre avevano contestato Emanuele Fiano perché non si dialoga con i “sionisti moderati” – è comparso un cartello rivelatore. C’era il disegno del maialino aviatore di Porco Rosso di Hayao Miyazaki accompagnato dallo slogan “Meglio maiale che sionista”, variazione su una battuta del film (“Piuttosto che diventare un fascista meglio essere un maiale”). La didascalia dei giovani del Pd, involontariamente magrittiana, spiegava: “Questo non è antisemitismo. E chi si ostina a sostenere il contrario ha un progetto politico ben preciso”, ossia quello di mettere la mordacchia ai critici di Israele. Solita solfa. Il gioco è ormai scoperto: si pesca dall’archivio antisemita un cimelio persecutorio a lungo considerato impresentabile – che sia l’accusa di deicidio, le pasque di sangue, i piani per il dominio del mondo, le piovre, i nasoni – e lo si rimette impunemente in circolazione, avendo cura però di ripulirlo prima nella offshore di qualche innocente prodotto della cultura pop, nella fattispecie un film d’animazione giapponese. Questo passaggio aggiuntivo serve da paravento: ma cosa andate a pensare, il riferimento è a Miyazaki, non c’entra nulla la Judensau, la scrofa ebrea di un’antica iconografia, e neppure i Saujuden, i “porci ebrei” dei nazisti (su questo lussureggiante zoo antisemita segnalo un libricino di Luca De Angelis, Cani, topi e scarafaggi, edito da Marietti). È il perfetto equivalente, sull’altra sponda politica, del perenne nascondino di Vannacci e degli altri fascisti da meme. Che sia un lascito avvelenato del postmodernismo? L’amante postmoderno, scrisse Umberto Eco nelle famose Postille al Nome della rosa, non può più dichiarare: “Ti amo disperatamente”; dovrà precisare, al limite: “Come direbbe Liala, ti amo disperatamente”. Allo stesso modo, l’odio disperato rivive tra due virgolette ironiche e ammiccanti. Questo non è antisemitismo, no. Questo è “antisemitismo”.

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