Ansa
il bi e il ba
La campagna dell'Anm per il No al referendum combatte un presunto trumpismo con metodi trumpiani
Disinformazione, manifesti propagandistici, disseminazione del caos cognitivo e manipolazione sfacciata delle parole dell'avversario. Ecco il fronte del No: un'immensa costruzione che separa nulla da nulla
Tra le tante cose che si potevano dire sul post fantascientifico del segretario dell’Anm Rocco Maruotti sugli effetti della riforma Nordio, mi pare che la principale sia rimasta in gola a tutti. In soldoni, il senso (si fa per dire) del triplo salto mortale argomentativo di Maruotti era questo: la riforma ci avvicina all’America, dove accadono cose terribili come quelle di Minneapolis, dunque stiamo in guardia. Da questo punto di vista, il No al referendum sarebbe una muraglia contro la marea trumpiana che rischia di sommergerci. C’è un problema, però. Comunque la si consideri nel merito, quella che l’Anm – con i suoi compari giornalistici trentacinquennali – sta conducendo a favore del No è una campagna trumpiana. Tecnicamente trumpiana.
È disinformazione deliberata e orchestrata: alternative facts (e soprattutto giudizi allarmati su alternative laws che nessuno ha mai scritto); manifesti propagandistici improntati alla più pura post-verità; disseminazione del caos cognitivo (era il precetto di Steve Bannon: flood the zone with shit) fino al punto in cui il vero e il falso diventano irrilevanti; manipolazione sfacciata delle parole dell’avversario (Nordio); gioco cinico e bugiardo sulla dignità di un morto (Falcone); difesa a spada tratta dell’indifendibile (Barbero) purché porti acqua al proprio mulino.
Solo una mente obnubilata dal tribalismo può seriamente ritenere che i discorsi sul “filo nero” che legherebbe la strage di Bologna alla riforma Nordio abbiano più dignità intellettuale dei vaneggiamenti di Trump sugli immigrati che mangiano cani e gatti. Solo degli occhi foderati dal prosciutto della tifoseria possono credere che gli sfoghi dell’esaurito Pif o le strampalerie complottarde del giallista De Giovanni valgano più delle tirate di qualche podcaster repubblicano arrabbiato. E noi dovremmo difenderci dal trumpismo con il trumpismo? Il fronte del No rischia di diventare come la grande muraglia cinese secondo Elias Canetti: un’immensa costruzione che non separa nulla da nulla.