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Il bi e il ba 

La playlist per il No al referendum è un disco rotto

Guido Vitiello

Dalla separazione delle carriere alla deriva verso una democratura orbaniana il passo è corto, dicono i crooner dell’Anm e le loro coriste mediatiche. Rileggere L’egemonia giudiziaria (Spirali 1999) dell’avvocato Domenico Marafioti per cambiare musica

Ormai pare di ascoltare un disco rotto. La separazione delle carriere, ti cantano con voce suadente i crooner dell’Anm e le loro coriste mediatiche, è solo il primo passo. Seguiranno nell’ordine: la sottoposizione del pm all’esecutivo, l’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale, l’impunità dei colletti bianchi, la fine del controllo di legalità sulla politica, forse la strage dei primogeniti. Inoltre (lato B del disco) la separazione è parte di un disegno più vasto che punta – in combinato disposto con il premierato – alla ristrutturazione autoritaria della repubblica nata dalla Resistenza e alla deriva verso una democratura orbaniana.

Il piano inclinato e il processo alle intenzioni sono, si sa, ritornelli debolucci, ma la puntina incespica ossessivamente su quei solchi. Resta tuttavia una domanda a cui non trovo risposta: se davvero ci fosse all’orizzonte un nuovo fascismo o qualcosa di simile, per quale ragione dovremmo preferire il sistema a carriere unite, caro al grammofono del Ventennio, anziché la separazione, che è la norma nelle democrazie avanzate?

Per fortuna nel mio juke-box ho anche oldies but goldies, come L’egemonia giudiziaria (Spirali 1999) dell’avvocato Domenico Marafioti. Il brano in questione parla di Magistratura Democratica, ma si può applicare a tutta la filarmonica del No: “Essa guarda al futuro con lo sguardo fermo al passato, rappresentato dalle linee maestre dell’ordinamento giudiziario Mussolini-Grandi, anch’esso fondato sul modello burocratico di reclutamento dei magistrati per concorso e sulla mera distinzione di funzioni requirenti e giudicanti, ferma l’unità di carriera. Così, per uno dei tanti paradossi di cui c’è traccia nel cammino delle nazioni, i settori della magistratura banditori a chiacchiere della democrazia nelle istituzioni giudiziarie – che dovremmo immaginare culturalmente più affini a Rousseau e a Robespierre e alle visioni di democrazia diretta – finiscono con l’atteggiarsi a nipotini di Dino Grandi, guardasigilli del ‘regime’ per eccellenza”. Musica per le mie orecchie. 

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