Goffredo Bettini (Ansa)
il bi e il ba
Goffredo Bettini, "homo sovieticus" residuale
"Farò quello che deciderà il partito”, disse nel 2020 prima del voto sul taglio dei parlamentari. Oggi il dilemma si pone di nuovo con il referendum sulla giustizia. Benché favorevole alla separazione delle carriere, Bettini è pronto a sacrificare l’intelligenza e la coscienza alla causa della sua Chiesa
Confesso di avere una passione antiquaria in odore di feticismo per le sopravvivenze dell’homo sovieticus – una struttura della personalità che è sempre più raro osservare, tanto quanto è comune inciampare in altri detriti di quell’esperimento catastrofico. Mi riferisco a una forma di clericalismo politico così interiorizzato che induce ad adeguare non già il proprio comportamento elettorale o la propria condotta esteriore, ma addirittura la propria coscienza più intima alle direttive del partito; una mentalità così tenace da attivarsi disciplinatamente anche quando il partito non ha più la forza di impartire direttive ed è ormai un’aula scolastica in un’ora di buco in cui ognuno fa un po’ ciò che gli pare. Un ottimo esempio di homo sovieticus residuale, che si aggira (e con quanta frenesia!) nel secolo sbagliato, è Goffredo Bettini. Nell’estate del 2020, poco prima del voto sul taglio dei parlamentari, Bettini dichiarò: “I referendum interrogano la coscienza individuale di tutti. E ogni scelta è legittima. Io farò quello che deciderà il partito”. Frasi rivelatrici. Dunque, scrutando il proprio foro interiore, Bettini ci trovò non l’impronta del Creatore o la Legge morale kantiana, ma il marchio della Ditta impresso a lettere di fuoco. Oggi il dilemma si pone di nuovo con il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. Bettini è favorevole alla separazione delle carriere. Lo ha detto troppe volte perché il commissariato degli archivi possa far sparire le tracce. Ma l’homo sovieticus non può sopportare un così grande dissidio interiore, e sa bene che deve esser pronto a sacrificare l’intelligenza e la coscienza alla causa della sua Chiesa, al di fuori della quale, come si sa, non c’è salvezza. E così, ecco Bettini ieri sull’Unità, o su quel che ne resta: “non posso sostenere una contrapposizione così pesante alla sinistra, alle forze democratiche e al Pd, partito che ho contribuito a fondare e dentro il quale milito con convinzione. E il mio voto a ciò sarà conseguente”. Todo modo para buscar la voluntad piddina.