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Non è tutta neve quel che luccica. Gli enigmi olimpici di Beppe Sala

I dubbi del sindaco sul sostituto di Majorino e sul suo possibile futuro come leader nazionale

30 Giugno 2019 alle 06:00

Non è tutta neve quel che luccica. Gli enigmi olimpici di Beppe Sala

Il sindaco di Milano Beppe Sala (Foto LaPresse)

Non un fulmine a ciel sereno, le Olimpiadi, ma uno di quei lampi destinati a far brillare a lungo tutto il panorama. Eppure, non è tutta neve quel che luccica sotto il sole. La vittoria della candidatura Milano-Cortina darà vita anche a qualche complicato slalom. Ecco le prime quattro porte.

 

SUPER-BEPPE – Giuseppe detto Beppe ha finito di esultare. Ora torna il manager, e il politico dal consenso amplissimo. Anzi, mai Beppe Sala, da sindaco, ha goduto del consenso di cui può godere oggi. Da commissario Expo sì, ma fuori dalla politica è tutta un’altra cosa. Certo, la fortuna aiuta gli audaci e lui è stato bravo a riprendersi dalla botta di Ema, a ributtarsi nella mischia per le Olimpiadi. Però ora questa sua sovraesposizione determina alcuni problemi, perché si incrocia con una forza politica che è, innanzitutto, maggiore di quella della sua coalizione, e del Pd milanese in particolare. Primo problema: che cosa vuol fare Sala da grande? Ha molte vie aperte, visto il consenso. Può essere ricandidato sindaco senza alcun problema, ovviamente. Ma se non volesse? Il Pd non potrebbe permettersi di aspettare fino a settembre dell’anno prossimo la sua decisione, eppure rischia di doverlo fare. Può essere leader nazionale. Ma con quale squadra? Con quale “mozione”, per dirla con i termini della vecchia (ma onorata) politica? Una “mozione Sala”, una chiamata dal Pd (molto molto complicata) o addirittura dal Quirinale? Oppure vuole essere commissario straordinario delle Olimpiadi come lo fu Roberto Formigoni per Expo? E il governo sarebbe pronto ad appoggiarlo? I maligni sostengono che Salvini dovrebbe fare carte false per attribuirgli il ruolo – per il quale oggettivamente sarebbe il migliore – perché questo eliminerebbe dal campo un contendente pericoloso. E il plenipotenziario allo sport, Giancarlo Giorgetti, che direbbe? Ma su tutte e tre le partite evocate, è a Sala che tocca la prima mossa. Avere in mano il pallino è forza e responsabilità, e non scegliere non è una scelta.

 

RIMPASTO E DINTORNI – Il sindaco, tornando da Losanna, ha spiegato chiaramente che vorrebbe procedere al rimpasto. O meglio, alla sostituzione di Pierfrancesco Majorino. Non bisogna farsi convincere dalle letture al ribasso. L’addio dell’assessore al Welfare è un dato politico fondamentale. Perché Majorino non è stato solo quello delle marce e dei picnic dell’integrazione. È stato una presenza costante con la quale Sala si è confrontato e dalla quale è stato confortato nel proprio radicalismo sui diritti e sull’ambiente. La sua assenza (perché tale sarà), produrrà mutamenti politici nella linea? Produrrà nuove suggestioni? Produrrà un nuovo profilo a tutto tondo di Beppe Sala? E in questo mutamento, che non è solo una sliding door, il Pd metropolitano che finalmente ha colto l’obiettivo di piazzare uno dei suoi (l’ex segretario Bussolati) nella segreteria nazionale, in che misura e quanto è coinvolto? L’impressione è che a dare le carte sia soltanto Sala.

 

FORMULE E ALCHIMIE – Niente Spa per le Olimpiadi, ha subito detto Sala. Una fondazione? È possibile. Ma come garantire tutti i soci? Minimo minimo si tratta di cinque soggetti, ognuno dei quali assai importante: Veneto e Lombardia ci mettono le risorse, Milano e Cortina le città. E poi c’è il governo, che non può essere di secondo piano. Altre incognite: come con Expo verranno coinvolte la Camera di commercio e magari altri soggetti importanti (Fondazione Cariplo?) Ci saranno aree da comprare? Per adesso pare di no, ma non si può mai dire. Ci saranno infrastrutture da realizzare? (Ad esempio per l’Arena civica sarà costruita da sviluppatori esteri). Ora che l’azionista di maggioranza è leghista (ma Sala non vuole troppi amici degli amici sul carro), non è improbabile che verranno avanzate richieste a Roma. E ancora, guardando sul lungo periodo: sette anni sono lunghissimi. Bastano per due, forse tre governi. Come garantire una governance stabile?

 

PAX IN PROCURA – Alla riuscita di Expo contribuì anche una patto pro tempore tra il governo Renzi e la magistratura, e questo si sa. Chiunque sia il manager che guiderà le Olimpiadi, potrà contare su una uguale entente cordiale, con in più le vicende che stanno sconvolgendo il Csm? E’ tutto da vedere se si troveranno gli attori che vorranno interpretarne un secondo atto. E se davvero la corrente dei Davigo boys prendesse piede, si rischia che gran parte dei manager non vogliano nemmeno iniziare a correre.

Fabio Massa

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