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Vestivamo gli “skiatori”. Perché Colmar tifa Olimpiadi

Storia del marchio monzese da Zeno Colò alla Valanga Azzurra. Il 24 giugno il Cio decide

9 Giugno 2019 alle 06:00

Vestivamo gli “skiatori”. Perché Colmar tifa Olimpiadi

Se il cielo è proprio limpido le montagne si vedono bene anche da Monza. Non saranno a un tiro di schioppo ma arrivarci è facile e Stefano Colombo, quarta generazione della famiglia Colombo fondatrice del marchio Colmar, è provetto sciatore fin da bambino perché ci andava sempre. Non poteva essere diversamente per chi, come lui, ha sentito parlare di sci con annessi e connessi, giacche a vento e abbigliamento in primis, e di sport in genere, dalla nascita. “Andiamo verso i cento anni di storia con una famiglia che ha sempre seguito l’azienda in prima persona”, ci racconta.

 

L’inizio è datato febbraio 1923. Il bisnonno, Mario Colombo (ecco dove sta l’origine del marchio Colmar), decide di staccarsi dall’azienda di cappelli di feltro – un’eccellenza storica del territorio – dove lavorava come operaio. Mario con la moglie Irma, sarta, decidono di mettersi in proprio iniziando una nuova avventura imprenditoriale e partono producendo ghette in feltro di lana con gli scarti di altre lavorazioni. Ma si produce anche altro, tute da lavoro in tessuti forti, fino alle forniture militari durante la guerra. Dall’azienda Colmar usciva uno straordinario cotone, il Massaua 10, che trattato con agenti chimici diventava resistente ai lavaggi e irrestringibile, adatto anche per i primi pionieri dello sci, gli “skiatori”, e i primi flirt di Colmar con la neve nascono quasi per caso negli Anni Trenta, quando ad esempio Colmar realizza per Leo Gasperl, il primo detentore del record di velocità su Chilometro lanciato (136,336 km/h nel 1936), il “Thirring” (detto anche “pipistrello”), un mantello speciale che si gonfia sulla schiena e somiglia all’ala di un deltaplano.

 

Stefano Colombo di Colmar (Foto Imagoeconomica)


 

“La guerra non ci lascia indenni e alla fine non ci sono più le industrie da vestire con le tute da lavoro. Subentrano mio nonno Giancarlo, diciottenne, il fratello e la bisnonna. La soluzione viene dalla vittoria del bando di gara per la fornitura di divise sahariane per la Legione straniera francese: in parecchie case monzesi le macchine da cucire sferragliavano per aiutarci a coprire la richiesta. Inoltre per una serie di concause cominciamo a fare le tute per alcune compagnie petrolifere come la Total che stanno aprendo distributori di benzina in tutta Italia. E un grosso supporto ci arriva dall’allora famoso cotonificio Fossati Bellani”.

  

La vera svolta fu nel 1947 quando Gian Vittorio Fossati Bellani, guarda il caso, diventa direttore tecnico della nazionale di sci e si apre la possibilità di fornirla con l’equipaggiamento tecnico. “Così dal 1948 nasce il nostro rapporto con la Fisi (Federazione italiana sport invernali), destinato a durare interrottamente sino al 1992”. In quegli anni appare l’Olimpionica, la mamma di tutte le giacche a vento, e inizia il proficuo legame con Zeno Colò, determinante per il lancio definitivo nel mondo tecnico della neve, “in quanto avendo la necessità di un capo aerodinamico ci spinse a fare la guaina Colmar, che fu il nostro cavallo di battaglia per più di un decennio”. Alle Olimpiadi di Oslo ’52 Zeno indossa il primo capo aerodinamico da sci: una guaina aderente in nylon con fianchi e gomiti in tulle bielastico. Zeno domina la discesa libera e la guaina diventa un best seller, in produzione fino al 1972. È con la Valanga Azzurra, diretta da Mario Cotelli, che lo sci diventa sport del momento e la Colmar segue a ruota salendo sul podio con i fuoriclasse italiani (Piero Gros, Erwin Stricker, Helmut Schmalz e tanti altri) alle Olimpiadi di Sapporo nel 1972, di Innsbruck nel 1976 e ai Mondiali di St. Moritz nel 1974.

 

Il rendering dell'Arena Santa Giulia e del villaggio olimpico per la candidatura Milano-Cortina 2026 


 

“Per vincere la sfida con i centesimi di secondo, i nostri prodotti da gara entrano nelle gallerie del vento della Fiat e della Moto Guzzi, mentre le fibre vengono testate in collaborazione con il Politecnico di Milano. Nel 1987 esplode la Bomba, Alberto Tomba e per Colmar è un boom di vendite. Ma nel 1992 termina il rapporto decennale con la Fisi, un passaggio non indolore. Oggi Colmar veste la nazionale di sci francese. A supervisionare tutto, da sempre, c’è Mario Colombo, il presidente e padre di Stefano. E ora le probabili nuove Olimpiadi in Italia, il famoso duo Milano-Cortina, in attesa del verdetto del Cio del 24 giugno. “Porterebbero un grande sviluppo per il paese e un nuovo slancio. Le Olimpiadi di Torino e l’Expo a Milano hanno fatto un gran bene e le città ne hanno beneficiato a lungo termine. Milano è in un momento di fortissimo sviluppo, Cortina mantiene il suo fascino pur avendo bisogno di un rilancio. Come italiano e da imprenditore le Olimpiadi significherebbero investimenti sul territorio e rilancerebbero il business invernale per cui al di là dall’essere direttamente coinvolti ci sarebbero ricadute estremamente positive. Non possiamo fare altro che incrociare le dita”. 

Paola Bulbarelli

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