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Quelli che stanno con Giachetti

La sorpresa (almeno di idee) in vista del congresso Pd. Ci sono anche ex renziani che non vogliono più il Pds

20 Gennaio 2019 alle 06:00

Quelli che stanno con Giachetti

Roberto Giachetti (sinistra) è candidato al congresso del Pd in ticket con Anna Ascani (destra) (Foto Imagoeconomica)

Narrando la vecchiaia di Kant, De Quincey racconta che il celebre filosofo, invecchiando, “conservava una memoria perfetta di eventi lontani, mentre le parole stesse che erano state pronunciate un attimo prima sfuggivano al suo ricordo”. Fenomeno ricorrente anche in politica, verrebbe da dire. Specialmente dalle parti del Pd, e specialmente dalle parti dei renziani, ormai in difesa, incapaci di difendere le parole d’ordine che furono. Quindi, tutti in ordine sparso, suona la ritirata: sperando un giorno di rinserrare le fila. 

PRIMI CONGRESSI IN DIFESA - I numeri sono noti, e andrebbero commentati a fondo. I circoli stanno cominciando a votare i candidati al congresso. Di fatto non pervenuti, con cifre da prefisso telefonico Boccia Corallo e Saladino. È solo l’inizio, ma non è di buon auspicio per gli outsider. I tre di testa sono Maurizio Martina, Nicola Zingaretti e Roberto Giachetti. E i renziani si sono divisi su tutti e tre. A meno del 10 per cento dei voti, Martina è in testa sfiorando il 50 per cento. Poi c’è Zingaretti con quasi il 35 per cento. E infine Giachetti al 14,4 per cento. È interessante però vedere che Giachetti in città va fortissimo, totalizza il 24,7 per cento. Mentre in provincia il re è Martina, considerato che i tre quarti dei circoli sono quelli della Martesana dove è assai influente l’uomo di punta di Martina a Milano, Matteo Mauri: arriva al 57 per cento. Zingaretti va meglio in città: 38,7 per cento.

 

A voler semplificare si potrebbe dire che il capoluogo risente della nota divisione tra centro e periferia, se i renziani non fossero equamente sparpagliati sui tre candidati. “Siamo costretti a stare in difesa”, raccontano dalle parti degli ex seguaci. Difesa e divisione. Una parte sicuramente andrà con Zingaretti, seguendo Lia Quartapelle. Qualcuno mormora che è la dimostrazione che davvero renziani non lo sono mai stati, visto che approdano laddove si rinnega l’ultima esperienza di governo. Una parte rimarrà su Martina, seguendo il dettame di Guerini che ha fatto breccia soprattutto sui parlamentari. E l’ultima parte (in questo cocktail) se ne starà su Giachetti.

LA SORPRESA GIACHETTI - Ecco, la sorpresa è proprio lui, Giachetti. Chi l’avrebbe mai detto che l’autore di “Sigaro, politica e libertà”, uomo delle battaglie sui valori con gli scioperi della fame, l’uomo che sembrava dovesse uscire dal Pd solo qualche tempo fa, alla fine avrebbe avuto questo appeal per gli orfani del leader di Rignano? Potenza dell’assenza (di proposte forti). Piuttosto che andare con Majorino (sotto la Madonnina), uomo di Zingaretti. Piuttosto che andare con Martina (c’è chi non gli ha perdonato la segreteria post Renzi). Piuttosto. Piuttosto Giachetti. Con lui stanno sicuramente Ada Lucia De Cesaris, l’ex vicesindaco nella giunta Pisapia. Donna vicina a Beppe Sala e al mondo del riformismo milanese. Con lui c’è Ivan Scalfarotto, ex sottosegretario.

 

By the way, entrambi sono nella spina dorsale dei Comitati civici di Renzi. De Cesaris rifiuta la definizione di “fedelissima”: “Noi siamo fedeli a un’idea più che a una persona. Rispetto a chi vuole tornare a quella roba di prima, al tutti insieme trattando su ogni cosa rinnegando l’esperienza di governo, noi siamo diversi. Pensiamo che si debba mantenere l’idea del Pd, non tornare a quella del Pds”. E Martina? “Una soluzione di compromesso. Noi non abbiamo bisogno di compromessi, ma di capacità di gestire cambiamenti complessi“. Poi ci sono Dario Forti, storico ideologo di 02PD. E Mario Rodriguez, ex comunicatore, ex garante del programma di Beppe Sala insieme a Gad Lerner e Marilena Adamo. Manca oggi a Giachetti un pensiero compiuto sul modello Milano, se sia un modello oppure no. E un’idea di perché la capitale morale dovrebbe votarlo. Ma i suoi stanno facendo un gran lavoro e alla fine qualche risultato sorprendente potrebbe arrivare. Mai dire mai.

 

INTANTO, GLI ALTRI… - Mentre il Pd va a congresso, gli altri lavorano. E pure tanto. La Lega, per esempio. Salvini ha detto una cosa peraltro non nuova: vuole il primo cittadino leghista al posto di Beppe Sala, quando Beppe Sala avrà finito il suo primo mandato. E giù nomi su nomi di dirigenti di tutti i livelli. Stefano Bolognini, che nel Carroccio è uno che conta eccome, a Milano e non solo, la spiega così: “Abbiamo perso con Parisi e Forza Italia ha performato alla grande, l’ultima volta. Ci hanno surclassato. Oggi noi siamo al governo del paese e loro sono molto in difficoltà. Riusciremmo da soli a vincere il Comune? Secondo me no. E dunque dobbiamo trovare qualcuno che allarghi, che sappia parlare con la città. Può essere un interno alla Lega o qualcuno che condivide gli ideali della Lega. Ma l’importante è allargare il più possibile. E partire con largo anticipo, già nei prossimi mesi. Altrimenti finirà come con Parisi: all’ultimo secondo non si possono fare miracoli”.

Fabio Massa

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