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La logica zingarettiana della candidatura alle europee di Majorino

Il Pd si sposta a sinistra anche al Nord con buona pace dell'elettorato moderato 

4 Aprile 2019 alle 11:30

La logica zingarettiana della candidatura alle europee di Majorino

L'assessore al Welfare di Milano, Pierfrancesco Majorino, sarà candidato del Pd alle elezioni europee (Foto LaPresse)

“Sarà bellissimo far parte di una lista con Giuliano Pisapia”. Pierfrancesco Majorino ha scelto la location della Sala Alessi di Palazzo Marino, dove erano in corso gli “Stati generali del Comune di Milano”, per dare la risposta che tutti aspettavano da tempo, per il sì o per il no: da quando il sindaco Beppe Sala, nel gennaio scorso, aveva buttato lì l’ipotesi (“non mi spiacerebbe”) che un suo assessore si candidasse. E il pensiero era andato subito al responsabile del Welfare. Ora è ufficiale, Majorino si candida alle Europee per il Pd nel collegio Nord-ovest. E la notizia è di quelle che portano con sé più di un significato politico.

 

A partire dalla notazione più evidente: il Partito democratico, anche a Milano – o per meglio dire nel Nord – sposta il proprio baricentro decisamente a sinistra. È un segnale ben chiaro, che apre a una serie di quesiti e di riflessioni destinate ad avere un impatto non solo sulla sinistra ma anche sulla città. Che Pierfrancesco Majorino, assessore “politico” di spicco della giunta – l’uomo delle marce per l’accoglienza e contro il razzismo “salviniano” – si candidi per il Pd alle Europee significa qualcosa. Ad esempio, che la sfida che Nicola Zingaretti vuole giocare sotto la Madonnina non è quella di recuperare i moderati che cinque anni fa premiarono Matteo Renzi con il 44 per cento – ma che nel giro di  poco più di 1.800 giorni si sono dispersi. Alle primarie milanesi, Roberto Giachetti aveva raccolto un buon successo, ma quel segnale non è stato considerato. In più persa l’assenza, nel Nord-ovest, di Carlo Calenda, che ha optato per il Nord-est.

 

Invece di riequilibrare tra le anime del partito la candidatura come capolista di Giuliano Pisapia con un riformista (non per forza un renziano doc), Zingaretti non lascia e raddoppia. Quindi il gioco è nel campo della sinistra, punto e basta. Con buona pace del possibile elettorato moderato (quello che non avrà voglia di votare Forza Italia, insomma) che forse un Pd un poco diverso lo avrebbe scelto, almeno in Europa. Invece la sfida è netta, a volerla leggere in un’ottica di politica “alta”. Oppure è una scelta obbligata, a volerla leggere invece con le dinamiche personali, visto che Zingaretti mai avrebbe potuto dire di no al suo luogotenente a Milano. Una seconda questione è la sovrapposizione tra Pisapia e Majorino. L’assessore svicola: “Sarà bellissimo far parte della lista con lui”, risponde.

 

E la mente torna indietro alle “primarie più belle del mondo”, con Francesca Balzani sostenuta da Pisapia e Pierfrancesco Majorino, allora in lotta con Beppe Sala che questa volta invece sta col suo assessore. Sarà un derby tra Pisapia e Majorino, e la lettura politica della loro sfida non si può eludere evocando la tripla preferenza. Per le Europee, infatti, si possono scrivere tre nomi, purché ci sia l’alternanza di genere. Tuttavia secondo uno studio di Stefano Rombi pubblicato sulle Europee 2014, il tasso in Lombardia di preferenze è stato solo dello 0,11 per cento, contro lo 0,28 della Sicilia e lo 0,23 della Puglia. Insomma, praticamente irrilevanti le preferenze, impalpabili le preferenze doppie, figurarsi le triple. Il derby tra Pisapia e Majorino avrà tante letture. Chi prenderà più voti in città? E la sinistra ex Sel, Campo riformista etc, chi sosterrà? È prevedibile che sarà l’ex sindaco il prescelto.

  

“Io credo che sia giusto e importante tentare di portare in Europa l’esperienza fatta in questi anni – spiega Majorino – E tentare dall’Europa di dare una mano alla città. È ovvio che il ruolo di parlamentare europeo e di assessore sono assolutamente incompatibili. Detto questo non affrontiamo questo tema se non per scaramanzia”. E ancora: “Milano è pronta a raccontare all’Italia una buona esperienza di governo, fatta dal 2011 sia con Giuliano Pisapia che con Beppe Sala”. Tra le tante incognite che apre la candidatura di Majorino c’è il suo appeal presso gli ex renziani: “Saremo tutti quanti impegnati a portare il massimo del contributo al Partito democratico – svicola Majorino – Il tema non è zingarettiani contro renziani, ma far sì che il Pd prenda il massimo dei voti. Da qui, da Milano e dalle Europee, si può ripartire rispetto a un vento neonazionalista pericoloso”. Non dovesse farcela, il bravo Majorino che ora si candida “contro la Brexit leghista” continuerà a fare il suo lavoro di assessore. Ma, dichiarazioni a parte, Quella che sembra essere sempre più pallida, o incapace di esprimere una figura di peso (di fatto non ha contato nulla, nella corsa per la segreteria), è la sinistra riformista, quell’area che è sempre stata la costola decisiva della sinistra milanese capace di coniugare esigenze sociali ed esigenze di trasformazione, e che aveva scommesso (almeno provvisoriamente) su Renzi. E che può optare tra Pisapia e Majorino. Sinistra e sinistra.

Fabio Massa

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Commenti all'articolo

  • Skybolt

    04 Aprile 2019 - 18:06

    La sinistra progressista milanese si farà piacere i due candidati. Come ha sempre fatto, del resto. Non hanno sempre votato Ulivo, anche con Bertynights dentro (e Turigliatto?). E poi Majorino scalda il cuore delle sciure dell'Area C, con tutti quei bei migranti in corteo. Mai nessun cambiamento di sinistra è partito da Milano, ricordatevelo. A parte Craxi.

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