cerca

In Lombardia i partiti “no populisti” non stanno benone

Dalla festa itinerante del Pd agli esodi (forse) di Forza Italia. Intanto i centristi sono pronti ad avallare le scelte della Lega in funzione anti M5s

26 Agosto 2018 alle 06:08

In Lombardia i partiti “no populisti” non stanno benone

Foto LaPresse

IL PD ALLE PRESE CON IL PD - La Festa dell’Unità non è ancora cominciata. Lo scorso anno fu complicata, a dir poco. Di politica la gente non ha molta voglia e ancor meno di confronto. Così, nell’agosto lombardo vanno fortissimo le feste della Lega. Del resto, quando Renzi era al suo massimo anche le Feste dell’Unità erano assai affollate. E malgrado questo, anche allora, si perdevano bei soldi. Di guadagni, dalle feste, praticamente zero. Quest’anno, per porre fine all’emorragia, la segreteria metropolitana ha deciso di fare una festa “itinerante”. In pratica abbatte i costi di affitto di uno spazio e fa una serie di eventi in giro per la città. Da raduno estivo a kermesse itinerante. Funzionerà? Certo il momento è difficile ma la promessa è di portare tutti i nomi che contano. Renzi non ha ancora confermato e chissà se verrà.

 

ADDII E ARRIVEDERCI - Forza Italia è in crisi di consenso, questo è acclarato. In più c’è chi se ne va, come Silvia Sardone, nel cuore dell’estate. A settembre si capirà se quello della pasionaria milanese, da sempre vicina a istanze che oggi vengono incarnate più dalla Lega che dai moderati azzurri, è l’inizio di uno smottamento. Ma qualche altro esodo pare essere in agenda, sebbene tutto da verificare alla ripresa. Intanto Mariastella Gelmini dovrebbe rimanere in sella come coordinatore regionale almeno fin dopo le europee. E Antonio Tajani, nuovo coordinatore nazionale, aprirà la stagione dei congressi. Che saranno però solo comunali e provinciali. Come dire: i vertici non si toccano. Basterà per iniettare nuova linfa nel partito?

 

M5S ALLA PROVA DI SE STESSO - Come si può essere sfidati dal consenso ai massimi storici? Si può, se come in Lombardia il M5s si trova all’opposizione della Lega con la quale invece è al governo a Roma. La verità, per chi legge tra le pieghe della politica, è che in regione molte strategie vengono anche condivise in sede romana e tornano indietro. Difficile tenere un ruolo di opposizione feroce al Pirellone se nei palazzi romani si va a braccetto. Diciamo che il M5s sarà “costruttivo”, e non potrebbe essere altrimenti. Chissà che cosa ne pensa l’ala più a sinistra, quella che si richiama a Fico, dell’opzione dialogante ormai dilagante, in via Fabio Filzi.

 

LEGA UBER ALLES - Matteo Salvini è al top, e anche i centristi sono nella posizione di avallare le scelte del Carroccio in funzione anti Cinque stelle. Tutti i politici ex ciellini, almeno, la vedono così, e al Meeting vi è stata la rappresentazione plastica (dialogo con la Lega, definito partito stabile e duraturo; nessun dialogo con il M5s, definito meteora passeggera). Ma la Lega qualche difficoltà ce l’ha pure in Lombardia. Governare è difficile quando si stravince: occorre più specializzazione e non sempre il “materiale umano” è adatto. Soprattutto per le seconde e le terze file, a volte raccogliticce. Attilio Fontana se ne va dritto per la strada del fare, al riparo dalle polemiche. In più, per il segretario Grimoldi c’è da fare molto su Milano e per Milano. Del resto è l’ultimo bastione della sinistra, e con l’autunno arriverà il cannoneggiamento continuo sul sindaco Beppe Sala.

 

BEPPE SALA ALLE PRESE CON SALA - Che cosa vuol fare da grande il sindaco? Avrebbe voluto le Olimpiadi, e si sarebbe divertito assai. Potrebbe riprovare a fare il sindaco, ma le incognite sono tante, con la destra così arrembante e una città che corre ma che ha ancora tante e troppe sacche di disagio lontano dal centro. Qualcuno dice che Beppe sarebbe un buon leader nazionale, ma Sala non ha dato segno di volersi muovere in questo senso. E’ un rebus politico, Sala. O forse non è uno che si muove con gli schemi della politica. Intanto, sul fronte amministrativo avrà il suo bel daffare con l’aumento del biglietto di Atm da 1,5 a 2 euro. Una soluzione che verrà quasi sicuramente adottata, come anticipato dal Corriere. Ma che produrrà mal di pancia feroci nella maggioranza. A due anni e mezzo dal voto aumentare ancora il ticket non è proprio uno scherzo.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi